Quasi il compendio di una carriera: Bon Iver – SABLE, fABLE.
Luminoso e nostalgico: così possiamo definire SABLE, fABLE, il nuovo lavoro di Justin Vernon, ovvero Bon Iver, che , dopo uno iato di sei anni, torna alla ribalta musicale con un album interamente registrato in studio.
I sei anni di intervallo dalla pubblicazione di i,i sembrano avere avuto un effetto benefico sulla creatività del cantautore americano che propone infine al suo pubblico dodici canzoni coese e coerenti, una sorta di antologia musicale capace di rivisitare le differenti epoche creative di Justin mettendone in risalto le principali qualità. Cosi la vena folk, la parte elettronica e il coté pop convivono splendidamente in SABLE, fABLE, capace di mescolare i chiaroscuri, la gioia e e la malinconia tipiche della scrittura di Bon Iver.
L’EP dello scorso autunno viene integrato nel nuovo disco
SABLE, fABLE, nasce dalle ceneri dell’EP Sable, dato alle stampe nello scorso autunno. Quest’ultimo conteneva unicamente quattro tracce che del nuovo album costituiscono l’apertura. È quindi la splendida THINGS BEHIND THINGS BEHIND THINGS ad aprire le danze, una ballata folk che esplora le interconnessioni fra gli infiniti microcosmi e macrocosmi: “There are things behind things behind things/ And there are rings within rings within rings” recita il ritornello.
Seguono S P E Y S I D E e AWARDS SEASON: due brani apparentemente cupi e malinconici, che parlano di una rottura sentimentale e di un periodo di isolamento, ma che in realtà sono stemperati da linee melodiche luminose e rasserenanti su cui domina incontrastata la voce di Justin.
Gli otto inediti di Bon Iver – SABLE, fABLE
Gli otto brani inediti che completano l’album sono decisamente più complessi e stratificati, a partire da Short Story, con la sua splendida intro di tastiere a creare una atmosfera rarefatta e sognante. Le tracce si susseguono in una teoria di brani praticamente perfetti: un mélange riuscito fra le sonorità folk degli esordi di For Emma, Forever Ago e le venature elettroniche più cerebrali di 22, A Million, il tutto calibrato dalla sensibilità di Justin. E così ecco la struggente Everything Is Peaceful Love: “Is it just coming or going?/ Or will it hang around?/ For a long, long time/ Well, I’ve had too much/ And not nearly enough/ ‘Cause I’m afraid with that love/ And then they make me this way”.
Due collaborazioni per Justin Vernon
Non meno rilevanti appaiono i due featuring: Day One (con la partecipazione di Dijon e Flock of Dimes) un pezzo dalle cadenze gospel e dall’andamento quasi sincopato e If Only I Could Wait che vede Bon Iver al fianco di Danielle Haim, in quello che a ragione può essere definito il pezzo da novanta dell’album e che, in effetti, si lascia apprezzare per le molteplici chiavi di lettura e le infinite stratificazioni melodiche.
Chiude l’album la traccia solo strumentale Au Revoir, una semplice melodia al pianoforte: il commiato perfetto, per un album denso e intenso.
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