A dispetto di quel che si dice in giro The Knife, The Needle di Elanor Moss è ben più folk che psych.
Elanor Moss debutta con questo disco, battezzato da quasi tutti i siti e le riviste come psych-folk, nel solito giochetto di trovare nuove (e spesso inutili) categorie. Dal mio punto di vista la menzione psych può essere tranquillamente evitata, sia per questo che per altri progetti fondati sul recupero e il rinnovamento della musica acustica. La giovane artista inglese rientra pienamente nel canone del folk, o meglio dei folksinger, per caratteristiche vocali, strumentazione e testi, anche se “checking my phone” è una frase assai contemporanea.
The Knife, The Needle è lavoro di breve durata, intorno ai 35 minuti, ed è interrotto, circa a metà, da una parte strumentale, quasi a dividere l’opera nelle due facciate del classico long playing. Oltre alla chitarra in punta di dita, spesso viene utilizzato un accompagnamento corale di fiati ed archi molto riuscito, mentre la voce di Elanor sembra appropriarsi di stili diversi a seconda del brano; la metrica coheniana in Louise; l’algidità e la pronuncia di Judy Collins in Again, My Love e, in molte occasioni, il deciso ricordo di Vashti Bunyan.
No New York, sì Highlands
Molte delle canzoni sono state registrate prima a New York, in una veste che si immagina assai diversa, quindi rigettate a favore di tranquille session nelle Highlands scozzesi. Qui il materiale ha preso la forma definitiva, inserendo anche suoni naturali all’interno dei brani, come il cinguettio degli uccelli nel “singolo” The Way That It Feels, brano voce e chitarra che chiude il disco.
Questo debutto viene dopo una manciata di EP rilasciati tra il 2022 e il 2023, testimoni di una direzione incerta ma interessante; qui invece la Moss ha realizzato un lavoro coeso ed intenso, anche se non rivoluzionario. The Knife, The Needle (Merge Records) è un ottimo inizio, aspettiamo con fiducia il seguito e, magari qualche data live nel nostro paese.
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