di Antonio Vivaldi
Ci sono due modalità per accedere a Scontro Tempo di Evasio Muraro: la prima è rappresentata dalle parole della canzone Puzzo di fame e del video omonimo (accessibile da questo sito tramite la sezione recensioni). Entrambi raccontano la drammatica vicenda degli esodati e risultano intensi ed efficaci nella loro linearità. D’altronde il tema dell’occupazione è sempre stato ben presente nella produzione del musicista lodigiano, come dimostra l’album del 2002 Canti di lavoro della Lombardia. La seconda modalità passa per invece per i suoni dello stesso brano, bel rock guizzante in stile Morphine. Questo ci fa ricordare che Muraro è stato il leader dei Settore Out, formazione tra le prime, a metà anni ’80, ad accostare rock e canzone d’autore. In forme più mature e meditate, rock, canzone d’autore e questioni sociali si ritrovano ancora una volta lungo le canzoni di Scontro Tempo, nuovo passaggio di una carriera ormai lunga e sempre ad alto livello. Si tratta di un disco in diversi momenti assai desolato (“non può piovere per sempre” – Venti volte , “moriremo dimenticati” – Il mondo dimentica) e allo stesso tempo ricco di spazi aperti e ancora da esplorare (“e mi ritrovo inaspettatamente all’inizio del mio viaggio, infinito viaggio” – Infinito viaggio). All’interno di questa sottile dialettica cupezza-speranza risulta fondamentale il lavoro di un produttore come Chris Eckman dei Walkabouts, sapiente dal punto di vista timbrico (si ascolti il lento crescendo finale della title-track) e bravissimo ad accendere al momento giusto belle luci strumentali.
Detto che sono notevoli anche le foto in bianco e nero dei musicisti ed è adorabile il racconto “Radar” di Marco Denti che si legge nel libretto, il risultato complessivo è un perfetto esempio di ‘labour of love’, un disco che magari non fa star bene ma che fa bene.
7,3/10
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Evasio Muraro – Puzzo di fame