Frank Sinatra - Watertown

La ristampa di un ‘fiasco’ da rivalutare: Watertown di Frank Sinatra

Frank Sinatra tenta due volte di non essere solo  supercrooner per un pubblico di mezza età e avvicinarsi al mondo del nuovo pop venato di folk e rock. Nel fatidico 1968 ci prova con Cycles interpretando canzoni di Joni Mitchell, Jimmy Webb, John Hartford. Gli va così così, sia per una qualche difficoltà nell’immedesimarsi nel materiale, sia per le difficoltà ancora maggiori di Nelson Riddle nel creare arrangiamenti adeguati al contesto.

Due anni dopo – e un anno dopo il trionfo di My Way – arriva il secondo tentativo. Stavolta c’è un’idea insolita a dare l’avvio al progetto: un concept album intitolato Watertown. Sì, un disco a tema proprio come quelli che da qualche tempo davano allure culturale al selvatico rock di gente tipo Who, Pretty Things, Kinks!

La genesi di Frank Sinatra – Watertown

Ovviamente Ol’ Blue Eyes non si spinge tanto in là e si affida a un duo inedito e dai modi meno estremi messo in piedi dal suo amico Frankie Valli, leader dei Four Seasons: le musiche sono scritte da Bob Gaudio degli stessi Four Seasons, mentre delle parole si occupa Jake Holmes, artista newyorkese di ambito folk-rock oggi ricordato soprattutto come autore della Dazed and Confused resa celebre dai Led Zeppelin. La storia è questa: una cittadina nello Stato di New York, una famiglia della media borghesia. Dopo un’avventura extra-coniugale la moglie abbandona il marito e i figli. Lui le scrive lettere che solo alla fine scopriremo non essere mai state spedite. Lei sceglie di non ritornare più a casa.

Watertown non ha grande successo, anzi si rivela uno dei maggiori fiaschi commerciali della carriera di Sinatra. Certo, il nostro è sempre stato magistrale nel dare voce alla tristezza, ma si tratta di una tristezza virile, quasi cinematografica, ben evidenziata in un titolo del 1955: Glad to Be Sad. Qui è diverso, c’è desolazione vera in un contesto nemmeno troppo esaltante – quello di molti fans del cantante, in verità – non c’è lieto fine e piove quasi sempre. E poi, per quegli stessi fans, la musica suona strana, meno roboante negli arrangiamenti (affidati a Charles Calello) rispetto a come li ha abituati Riddle.

Il valore di Watertown e la sua risonanza odierna

In realtà le canzoni sono tutte molto belle e alcune avrebbero potuto diventare dei classici, ad esempio For A While (interpretata anche da Nina Simone) e What Now Is Now. Sinatra sceglie di assimilarle lentamente incidendo prima dei provini e poi sovraincidendo le parti vocali definitive sugli arrangiamenti completi. Ci mette grande convinzione e non solo s’impossessa delle parole (uno dei suoi grandi talenti), ma si cala completamente nei panni del protagonista, un uomo che non si lascia mai andare a una parola cattiva nei confronti della moglie e vuole ricordare solo i momenti belli di un matrimonio finito.

Forzando un po’ i concetti, questa totale tenerezza  dice qualcosa di importante a noi ascoltatori di un 2022 in cui le morti nel contesto familiare sembrano essere cronaca quasi quotidiana: ci si può lasciare anche senza odio. Non è bello, ma si può fare: “Lei dice che non è colpa mia/ Ma quando io le chiedo perché/ Lei si avvicina a me dall’altra parte del tavolo/ Mi guarda e, a bassa voce,/ Mi dice addio”.

P.S. La ristampa in vinile riporta le 10 canzoni originali, quella in cd aggiunge la coeva Lady Day (dedicata a Billie Holiday), qualche outtake e due annunci pubblicitari dell’album.

Frank Sinatra - Watertown
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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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