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MICK HARVEY – FOUR (ACTS OF LOVE) (Mute – 2013)

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di Antonio Vivaldi

Dal vivo con i Bad Seeds  Mick Harvey se ne stava  su un lato del palco e sembrava limitarsi a suonare la chitarra acustica e partecipare ai cori; però si capiva in un attimo che il coordinatore era lui, lui il bravo e duro contadino capace di far germogliare  ogni volta i cattivi semi. A suo modo magnetico,  Harvey ha sempre lavorato accanto a qualcuno più vistoso di lui, Rowland S. Howard e Nick Cave nei Birthday Party, Cave nei Bad Seeds e Simon Bonney nei Crime & The City Solution. In studio il musicista di Rochester, Australia, risultava altrettanto prezioso, fornendo non solo i tocchi di fosca ambient, ma anche un bordone psichico  alle storie raccontate da Cave o da Bonney. Anche da solista Harvey ha lasciato il segno soprattutto  in veste di coordinatore di emozioni altrui grazie a due dischi di canzoni di Serge Gainsbourg tradotte in inglese, Intoxicated Man e Pink Elephants (prossimi alla ristampa). Il miglior attore non-protagonista del rock attuale (ultima interpretazione da Oscar  come produttore di Let England Shake di PJ Harvey) in anni recenti ha fatto parlare di sé in massima parte per la rottura del sodalizio artistico con Cave, mentre gli album a suo nome non hanno lasciato grandi tracce. La situazione potrebbe cambiare: Four (Acts Of Love) è un disco concept molto curato e, al pari del precedente Sketches From The Book Of Dead, dà l’idea che Harvey, come ogni neo-divorziato che si rispetti, ora voglia dedicare più tempo a se stesso. Il lavoro è diviso in tre parti distinte, anche se nell’insieme sembra fornire dell’amore  un quadro univoco, che si potrebbe definire delicatamente disilluso. Sulla stessa linea viaggiano i suoni, tenui (per quanto netti), a tratti  desolati e al solito arrangiati con lineare accuratezza. Il repertorio si muove fra canzoni originali e una serie di cover (incluso un inedito della Harvey) affrontate con fiducia nei propri  mezzi. Rischiosa eppure ineccepibile è, ad esempio, la scelta di rallentare e quasi spettralizzare The Way Young Lovers Do di Van Morrison, in origine debordante inno all’ormonalità giovanile.

Four (Acts Of Love) fa quasi per intero il proprio lavoro; è infatti un disco a cui ci si affeziona senza fatica. Per diventare oggetto d’amore avrebbe bisogno dell’unica cosa che a Mick Harvey il grande comprimario manca: una voce da primo attore

7,0/10

 

 

Per discuterne:

https://www.facebook.com/groups/282815295177433/

httpv://www.youtube.com/watch?v=6iwv0abMgsQ

 

Mick Harvey – Four (Acts Of Llove)

 

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