A Warning To The Curious è la pazza psychidea di 30 Door Key/ Alessio Bosco.
30 Door Key è Alessio Bosco e Alessio Bosco è un buon matto. A chi altri, infatti, sarebbe venuto in mente di comporre 19 ipotetiche soundtracks per un altrettanto ipotetico canale video fantasma. Il titolo, monito non causale, avvisa che dietro i suoni, specie quelli con apparenza innocua, possono invece celarsi insidiosi anfratti perigliosi, ma di questi pericoli magari ne arrivassero in tal foggia anziché parlar di kit e varie amenità.
A Warning To The Curious è album doppio, tra l’altro si presenta in un ottimo vinile verde trasparente per i neofeticisti che comprano ormai solo limited possibilmente colored e le tengono in casa come reliquie, ma peste li colga se non metteranno questi vinili sul piatto sino a consumarne i solchi.
Nei frammenti sonori presenti nelle composizioni, tutte costellate di un umorismo retrò e da sagaci introspezioni per film mentali, tra space age e I Pronipoti ma non solo, si riesce perfettamente ad identificare quante e quali sono state le suggestioni culturali, a tratti alchemicamente alte e basse, che hanno segnato con evidenza un immaginario che viene a tradursi in uno dei viaggio più modernamente psichedelici si possano oggi compiere tramite tragitti aurali.
Il caleidoscopico mondo di 30 Door Key
C’è tanto lavoro dietro questo album monstre, c’è Carosello ma c’è anche William Burroughs e Bryon Gysin che smanettano con la dream machine, ci sono i Residents nei primi passi verso la subculture e c’è la strumentazione analogica pubblicizzata su Topolino che non può non risvegliare sopiti ricordi dei primi vagiti a colori, c’è la cultura e c’è la controcultura, c’è Aleister Crowley nella sua abbazia sicula e c’è Ray Bradbury quando cadono le foglie, insomma, c’è il sogno e c’è l’incubo, sovente a braccetto.
Se andate a leggere le sue influenze, che ivi non riporto per motivi di spazio, nelle sue molteplici accezioni, ognun vi troverà qualcosa di famigliare, una possibile young person guide all’ascolto di un lavoro decisamente importante, inedito ed epifanico nell’intera storia della recente discografia italica, ed io mi spertico sempre meno ma sempre a ragion udita.
Inoltratevi quindi, se siete impavidi curiosi, in questo viaggio dove si materializzano bolle in acetato multicolori e profumi di zuppa di funghetti tanto cari a Julian Cope, ne uscirete con arricchito stordimento.
Il disco si può acquistare o downloadare su Bandcamp ma fate presto, I’d rather stay here with all the madmen, ma si fa presto a diventar pure curiosi.
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