A Certain Ratio - Loco
MUTE - 2020

Recensione: A Certain Ratio – Loco

Ritorno a sorpresa per la storica band A Certain Ratio: Loco è il loro nuovo album.

A Certain Ratio - Loco

MUTE – 2020

Quella faccia tosta di Tony Wilson (ce ne fossero ancora in giro), per chi non sapesse, Patron della Factory Records, li definì, dopo averli visti live e messi sotto contratto, “i Joy Division ma vestiti meglio”. Come dargli torto. Chi, come me, comprò To Each e li vide dal vivo li ricorda sia per perizia che per immagine : un batterista che si intercambiava al basso con egual perizia, capelli rasatissimi ai lati e lunghi sopra, alla George Orwell ed abbigliamento da aviatore con calzoncini corti ed anfibi. L’album era davvero come sentire la band di Ian Curtis virata al funk più cupo che si potesse immaginare, elemento che poteva essere sia prodromo della svolta dance dei New Order che sminuente l’effettiva originalità del combo.

Prendevano il nome da una canzone di Brian Eno.

Adesso, ad almeno 40 anni di distanza o giù di lì, con alcuni membri originali della formazione ed altri no (la mancanza di Simon Topping si sente), tornano A Certain Ratio, il gruppo che prese il nome da una strofa di un brano di Eno contenuto in Taking Tiger Mountain (By Strategy), The True Wheel. E lo fa con un lavoro sorprendente per freschezza e, al tempo stesso, legato alla tradizione, la loro. Loco poteva essere l’ennesimo tentativo di una band storica di ripresentarsi sul mercato discografico con la stoltezza, che sta colpendo molti mostri sacri, di volersi a tutti costi adeguare a suoni e produzioni contemporanee e giovanilistiche e invece la formula adottata dalla band opera per una scelta stilistica seducente e stilosa e affatto datata.

A Certain Ratio – Loco oltre le aspettative

Si parte con la già nota Friend Around House che è letteralmente divisa in due parti, una fumosa introduzione che sfocia in un drum’n’bass senza ausilio di drum machine molto catchy. Bouncy Bouncy è uno psycho funk trip che non sarebbe sfigurato in un album dei Parliament con il vocoder. Yo Yo Gi è molto prossimo alle produzioni passate, gran spolvero di cowbells. Supafreak è percorso technodelico con inserti inaspettatamente industrial e Always in Love è una eterea sublimazione dell’eterno batticuore. Family è uno slowgroove molto vicino al cuore soul del suo intento ma declinato con la meccanica del dub. Get A Grip ti riporta al Club 54 dall’entrata principale con Andy, Grace e Divine che si passano un inalatore sospetto. Berlin, che è singolo pure esso, è una delle summe, canzone cybermetica perfetta. What’s Wrong potrebbe benissimo venire dal primo periodo Factory e la conclusiva Taxi Guy mixa ambient e suggestioni etniche, pare quasi omaggi la possible music di Hassell e, guarda po’, Eno, per poi portarci in un samba pagano metropolitano.

 

Disco inaspettato dopo molti anni di silenzio, salvo alcune antologie e singoli sparsi qua e là, e che conferma le qualità di una band che avrebbe meritato più visibilità e clamori di altre.

A Certain Ratio - Loco
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Marcello Valeri

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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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