alan sparhawk white roses my god

Tornare alla musica dopo i Low e dopo una terribile perdita, Alan Sparhawk ci prova.

Si sente spesso parlare di musica come autoterapia, specie come possibile rimedio alle pene d’amor perduto. Se assoluto è il rispetto verso chi prova a curarsi il cuore ferito con il suono, nel caso di White Roses, My God  e di Alan Sparhawk occorre dire che siamo in un altro ambito d’azione, ovvero la necessità di ripensarsi come artista, di trovare, anche tecnicamente, una nuova voce dopo essere stato colpito da una tragedia.

Fin dalle origini, nel 1993,  i Low e il loro slowcore sono stati protagonisti di primo piano della scena alternativa statunitense. Pur con diversi compagni di viaggio nel corso del tempo, si trattava sostanzialmente di un duo formato da Sparhawk insieme alla moglie Mimi Parker. Musica dai toni solenni e austeri che nell’ultima fase – i dischi Ones And Sixes, Double Negative e Hey What – si era fatta avvolgere da elettronica distorta e disturbante. Il 5 novembre 2022 Mimi Parker è morta all’età di 55 anni a causa di un tumore ovarico. Ora Alan torna alla musica.

La ragion d’essere di White Roses, My God

“Mim amava le rose e a volte penso che lei sia Dio.”

White Roses, My God è dunque il doveroso omaggio alla compagna di una vita e anche la doverosa necessità di cambiare per andar avanti. Anche perché quelle armonie vocali che rendevano così riconoscibili i Low non possono più tornare. Alcuni brani risultano appena abbozzati, altri quasi del tutto compiuti, tutti   danno l’idea di un artista che – per diletto o per voglia di distrazione – si sia iscritto a un seminario tenuto nel garage di casa e dedicato a beats elettronici, autotune, sintetizzatori, vocoder d’epoca. Si percepisce anche qualche interesse verso l’hip-hop classico (Earl Sweatshirt, Kendrick Lamar, Outkast), avvicinato sotto la guida del figlio Cyrus.

Uno dei pezzi s’intitola I Made This Beat ed è un po’ il manifesto di quest’idea di ricerca da scolaro certamente diligente ma anche tormentato, visto che la voce è sempre pesantemente distorta e fa pensare a quella di un bambino malevolo (anche i Low usavano l’autotune, ma in modo diverso). Certi momenti suonano molto lontani dai Low come le incalzanti scansioni   electrodance di Can U Hear e Black Water, mentre vicini allo stile del gruppo nell’ultimo periodo sono i passaggi melodici da recepire attraverso le distorsioni  di Not The 1, Station, Heaven e Brother, molto bella nel suo andamento di preghiera che cresce poco a poco.

White Roses, My God è dunque un album che sembra voler mascherare la forte tensione emotiva che lo permea e in questo risulta simile a 22, A Million di Bon Iver. Lo si può trovare peculiarmente coinvolgente oppure ostile (specie se non sa la storia che lo precede).  Di sicuro qua e là viene voglia di togliere parte del camouflage elettronico per arrivare al nocciolo autoriale e vocale. Qualcosa di simile accadrà con il prossimo album, in uscita nel 2025 e che lo stesso Sparhawk annuncia come più legato a strumenti tradizionali e registrato in compagnia dell’ensemble folk-bluegrass Trampled By Turtles. Suona promettente.

Alan Sparhawk - White Roses, My God
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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

Di Antonio Vivaldi

Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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