Andere – All Diese Gewalt
Glitterhouse Records - 2020

Recensione: All Diese Gewalt – Andere

Max Rieger aka All Diese Gewalt continua la sua opera geniale con Andere.

Che ci fosse del marcio qualche secolo fa in Danimarca si sa da un po’, ma che ci sia del buono nella Germania del 2020 (e anche in Austria) ce lo conferma – non fossero bastati Alles in Allem degli Einstürzende Neubauten e Cyberfunk! dei Mother’s Cake l’ultimo lavoro partorito dalla mente brillante e divisa di Max Rieger, punta di diamante della scena di Stoccarda (che, a quanto pare, esiste; la scena, non Stoccarda).

Andere – All Diese Gewalt

Glitterhouse Records – 2020

Gli emisferi creativi di Rieger, che, così ad occhio, ci pare un piccolo genio, sembrano sprofondati in mondi musicali non si dice incomunicanti, ma distanti almeno quanto Méséglise e Guermantes nella mente del giovane narratore della Recherche, tanto duri, ruvidi urticanti suonano i Nerven e tanto al contrario si disegnano vellutate, sinuose ed oscure le sonorità di All Diese Gewalt. Non sfugge d’altra parte come Fake (2018), bellissimo ultimo album dei Nerven, accolga spunti di maggior distensione e cantabilità pop, così come sullo sfondo del primo compiuto lavoro degli All Diese Gewalt, Welt In Klammern (2017) si incappi in grumi elegantemente dissonanti. E tale mancata, completa dissociazione, sia registrata tanto a beneficio dell’ascoltatore quanto della sanità mentale di Rieger.

All Diese Gewalt un gruppo da scoprire: potete cominciare con Andere

Tutto questo sarebbe però un vano e vacuo cianciare se il sopracitato Welt In Klammern e l’appendice Addendum, dello stesso anno, così come i due EP del 2014 I’M Not Even Here e Kein Punkt Wird Mehr Fixiert non fossero piccoli, smaglianti gioielli sospesi fra gli echi soffici di un industrial elegante e pettinato ed un post rock sinuoso e notturno che rimanda, se vogliamo per forza trovare qualche punto di contatto con il passato – e noi lo vogliamo perché siamo fatti così – ai Cure di Seventeen Seconds o agli Interpol di Turn on the Bright Lights. Se non li avete mai ascoltati (gli All Diese Gewalt, intendo) non vi se ne farà una colpa, ché tutto quanto proviene dalla Germania, qui da noi, ancora fa paura come le trincee e le bombe aeree della Seconda Guerra Mondiale, a patto che rimediate. Subito. Perché Andere si spinge ancora oltre ed è, a parere di chi scrive, uno dei dischi più belli del 2020.

Un paragone importante

Afferma Max Rieger di essersi ispirato a Here Come The Warm Jets di Brian Eno e la chiave di questa vicinanza sta, secondo noi, più che nella singola allusione o nella cripto-citazione, in quel che Eno disse a proposito di un capolavoro che vaga ancor’oggi solitario nella meravigliosa e cangiante terra di nessuno in cui il glam trascolora in pop d’avanguardia: “Il titolo Warm Jets deriva dalla distorsione della chitarra presente nell’omonima traccia, che ho descritto sui crediti come “chitarra a getto caldo”, perché aveva il suono simile a quello di un jet intonato”.

 

Andere è un intero lavoro “a getto caldo”, in cui la tensione, le scosse chitarristiche di Nerven ed il gelido, teutonico pulsare di Welt In Klammern sono come irrorati da un fiotto di sangue caldo ed improvviso. Ed è, se per forza vogliamo trovargli un’etichetta – e noi lo vogliamo – un industrial partorito da un tempo in cui i suoni, i rumori dell’industria sono ormai ben più la soffice suggestione di un lontano passato che non l’incalzante martellare di un mondo che progredisce col sangue e col ferro del lavoro. Sarebbe inutile, anzi sbagliato, sottolineare il valore di un brano rispetto ad un altro, perché Andere, come già Here Come The Warm Jets, è una tela da abbracciare tutta intera con l’occhio. Per gusto di contraddizione lo facciamo subito, individuando i punti più alti, oltre che nel maestoso e caldo incedere del singolo di lancio Andere, nella lirica essenzialità acustica di Blind, consapevoli però che è la distesa e diffusa atmosfera di solitudine e di malinconico abbandono l’abito scuro che è necessario indossare per partecipare a questa lieve ed appartata festa di morte.

All Diese Gewalt – Andere
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Enio Bruschi

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Ha iniziato ad ascoltare musica nel 1984. Clash, Sex Pistols, Who e Bowie fin da subito i grandi amori. Primo concerto visto: Eric Clapton, 5 novembre 1985, ed a seguire migliaia di ascolti: punk, post punk, glam, country rock, i pertugi più oscuri della psichedelia, i freddi meandri del krautrock e del gotico, la suggestione continua dell’american music. Spiccata e coltivata la propensione per l’estremo e finanche per l’informe, selettive e meditate le concessioni al progressive. L’altra metà del cuore è per i manoscritti, la musica antica e l’opera lirica. Tutt’altro che un critico musicale, arriva alla scrittura rock dalla saggistica filologica. Traduce Rimbaud.

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