Recensione: Altin Gun – Yol

Una scelta nostalgica per gli Altin Gün del nuovo Yol.

Con i due precedenti lavori gli Altin Gün si erano fatti conoscere per la loro fantasmagorica e gioiosa rilettura della psichedelia turca. Raramente negli ultimi anni abbiamo ascoltato una musica così fresca, spontanea ed effervescente, addirittura entusiasmante. Quanto mai appropriato quindi il nome che la band turco-olandese si è dato: infatti Altin Gün, che in turco vuol dire ‘giorno dorato’, ben si adattava alla musica fiammeggiante e irresistibile suonata.

Recensione: Altin Gun – Yol
Glitterbeat Records – 2021

Ora giunti al terzo disco la splendida luce del sole sembra dover fare i conti con qualche nuvolaglia. Fuor di metafora aleggia sul disco una certa malinconia, un senso di nostalgia che si evidenzia anche nella scelta dei brani, per esempio Kesik Çayır canzone classica del pop turco intrisa del dolore per la lontananza dalla propria terra. Anche in Yol gli Altin Gün non presentano canzoni originali, ma ripropongono le loro personali riletture del repertorio musicale anatolico.

Una svolta synth-pop dovuta anche alla necessità

A influenzare il disco c’è il modo in cui sono stati costretti a realizzarlo. A causa del covid infatti non hanno potuto utilizzare in pieno lo studio, quindi hanno dovuto scambiarsi file e mail, ognuno separato dagli altri. Da qui la scelta di far ricorso a synth e drum machine. Questo ha mutato il suono della band che si orienta verso le sponde infide del synth-pop, che comunque i Nostri sanno ben maneggiare senza scadere nel già sentito e senza rinnegare la matrice pop psichedelica che li caratterizza. Yol appare un album di transizione di una band giovane che ama sperimentare e non teme di avventurarsi in territori nuovi. Probabilmente qualcuno sentirà la mancanza dei lunghi assolo del saz o dei ritmi frenetici di batteria e percussioni che hanno caratterizzato la loro precedente produzione e qui fatalmente sono finiti in secondo piano e.

Gli Altin Gün di Yol tra due poli

Yol inizia con Ordunun Delereri che ci trasporta in un’atmosfera malinconica. Erdinç Ecevit è bravo e convincente nel cantare le sofferenze d’amore, ma sono i synth anni ‘80 a spiazzare e annunciare la svolta synth-pop dell’album.

 

Molto new wave e molto poppy e saltellanti appaiono Bulunur Mu  e Yüce Dağ Başında. Quest’ultima, oltre a essere il risultato migliore della fusione fra anima anatolica e synth-pop,  è impreziosita da una magnifica prestazione della voce di  Merve Dasdemir. Con Hey Nari ritroviamo gli Altin Gün scintillanti, energici, dalle melodie irresistibili che abbiamo imparato ad amare: chitarre psichedeliche, tastiere fulgide e percussioni creano la giusta tensione. Yol prosegue così fra due poli, brani che mantengono fede alla dimensione psichedelica, che rimandano all’eccellente qualità della dimensione dal vivo della band, come la splendida e sinuosa Sevda Olmasaydı e soprattutto Yekte con i  suoi magnifici riff di chitarra e saz, autentico godimento per le nostre orecchie, altri che invece sposano più nettamente il synthpop come la danzereccia Kesik Çayır.

Yol è comunque una conferma delle possibilità degli Altin Gün

Ma infine come giudicare Yol? Direi che le perplessità di fronte ad alcune scelte proiettate verso gli anni ‘80 sono più che legittime, così come per l’uso a volte preponderante di synth e drum machine, ma ciononostante ci troviamo pur sempre davanti a una delle migliori rock band oggi in circolazione, una delle poche ad aver intrapreso una strada personale e originale, oltre a realizzare uno de migliori live act in circolazione. Infatti Yol rimane disco fresco e godibilissimo, probabilmente frutto del periodo difficile in cui è nato e che si potrà compiutamente giudicare a distanza di qualche tempo, forse quando sarà più chiara la strada – è proprio questa la traduzione di Yol – che la band di stanza ad Amsterdam percorrerà nel prossimo futuro. Certo non raggiunge che in alcuni momenti le vette di Gece, ma Yol è comunque un album di sicuro valore e che va premiato, se non altro per il coraggio che gli Altin Gün dimostrano nel non volersi adagiare sulla formula che tanto successo gli ha dato.

Altin Gün – Yol
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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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