“Una lunghissima ombra” riconferma Andrea Laszlo De Simone come artista ‘globale’
“Una lunghissima ombra” non è un semplice album, ma un vero e proprio progetto audiovisivo che consolida Andrea Laszlo De Simone come un artista unico nel panorama italiano. È un’opera monumentale, composta da 17 tracce, anche in doppio vinile, che affronta con lirismo e complessità i temi dell’esistenza, della paternità e dei “pensieri intrusivi” che proiettano la loro ombra sulla nostra vita.
Il sound è ancora una volta una fusione di cantautorato classico, rock progressivo/psichedelico e musica da cinema, ma qui l’orchestrazione diventa ancora più matura e funzionale al racconto interiore.
Il disco è un flusso continuo, quasi una suite, ma possiamo identificare alcune tappe fondamentali nel suo percorso sonoro:
Un album che si snoda come un unico flusso sonoro
• “il buio” / “ricordo tattile” / “neon”: L’apertura è un crescendo atmosferico che ti immerge subito nel mood del disco. “il buio” è un’introduzione di poche parole ma di grande effetto, che sfocia nel ritmo incalzante e quasi krautrock di “ricordo tattile”. “neon” rallenta il passo, portando una prima ondata di malinconia con arrangiamenti d’archi magistrali, che sembrano quasi una colonna sonora d’altri tempi.
• “quando”: Uno dei brani portanti, un capolavoro di tensione emotiva e musicale. Inizia in modo sommesso e si evolve in un crescendo orchestrale clamoroso, come si è potuto sentire anche nei singoli. Rappresenta il momento di consapevolezza e l’assunzione delle responsabilità.
• “aspetterò” / “per te”: Queste tracce mostrano il lato più intimo e personale. “per te”, in particolare, è una dedica potente e commovente, dove, a tratti, si mescola la voce di De Simone con quella della figlia, aggiungendo uno strato di tenerezza pura e incondizionata al racconto.
• “un momento migliore” / “diffrazione” / “pienamente”: Questo trittico rappresenta il cuore concettuale e compositivo del disco. “un momento migliore” è un pezzo giocoso e allo stesso tempo drammatico, mentre “diffrazione” e “pienamente” lavorano sull’uso sapiente dello spazio sonoro, tra cori eterei e variazioni ritmiche che dimostrano la sua abilità di produttore e arrangiatore.
• “Non è reale” / “Colpevole”: Probabilmente i brani manifesto dell’album. “Non è reale” è una sorta di inno al dubbio esistenziale, al non fidarsi della propria coscienza. È qui che l’ombra e la luce si scontrano con maggiore intensità. “Colpevole” è un’ammissione onesta delle proprie fragilità, con un’eco che ricorda il miglior cantautorato italiano che non teme di misurarsi con i sentimenti più amari.
• “una lunghissima ombra”: La title track che chiude l’album. È una conclusione circolare, un’ultima, maestosa onda sonora che non risolve i dubbi, ma li accetta come parte integrante dell’esistenza. Lascia l’ascoltatore con la sensazione di aver completato un viaggio catartico attraverso le proprie paure e le proprie speranze.
“Un film da ascoltare”
“Una lunghissima ombra” è un disco che non fa sconti e non cerca facili ascolti. Richiede tempo e dedizione, ma è un’opera di una bellezza e una profondità rare. È la prova che il rock-sinfonico-cantautorale può ancora essere un veicolo per un’arte vera e necessaria, un “film da ascoltare” dove ogni brano è un capitolo di una complessa confessione esistenziale.
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