HOPE!! Angélique Kidjo e il trionfo del “global sound”
Abbiamo imparato a conoscere e amare Angélique Kidjo in ogni sua veste. Dagli esordi puramente “afro”, in quella che negli anni ’90 si definiva “world music”, fino a una trasformazione che l’ha portata a esplorare con successo le più diverse latitudini sonore. Oggi l’erede naturale di Miriam Makeba gode della più totale libertà artistica, può permettersi di fare ciò che vuole centrando ogni volta l’obiettivo. Se, nel percorso, ha sacrificato un pizzico della spontaneità degli inizi, ha comunque guadagnato in visione creativa e ampiezza di orizzonti, confermandosi una voce universale senza confini.
A tre anni da Mother Nature, la cinque volte vincitrice di Grammy, torna con HOPE!! Un album che è un tripudio di gioia universale a presccndere dalle difficoltà. Registrato tra Parigi e Los Angeles nell’arco di tre anni HOPE!! nasce sotto il segno del lutto della perdita della madre Yvonne, alla quale è dedicata l’ultima traccia, Malaïka, un classico della musica africana da lei già incisa nel 1992 e qui magistralmente interpretata in versione orchestrale.
HOPE!! La speranza come atto di resistenza
Angélique Kidjo è sempre stata una delle voci più influenti nell’attivismo globale per la pace, per i diritti umani e nella lotta contro il razzismo. In tempi recenti la ricordiamo durante una manifestazione del movimento Black Lives Matter, per la sua sentita interpretazione di Biko con Peter Gabriel. HOPE!! rappresenta l’ultimo atto della sua filosofia: l’idea che la gioia e la speranza siano strumenti politici rivoluzionari per l’unità globale. Idea, che pur vagamente naive, acquista oggi un senso di straordinaria potenza.
L’artista beninese ha sempre avuto uno sguardo verso il futuro e in questo nuovo capitolo la sua capacità di tessere trame transatlantiche raggiunge l’apice. Il disco vanta un cast stellare, da Pharrell Williams a Nile Rodgers e il risultato è un lavoro immenso, forse troppo. Il limite, infatti, risiede in un eccesso di generosità. Con sedici tracce e una lista di collaborazioni che sembra il cartellone di un festival, l’opera appare quasi più come una meravigliosa compilation curata da Angélique Kidjo che come un suo nuovo album col rischio di metterne in ombra la personalità centrale.
Le nuove canzoni: un “troppo pieno” di grande livello
Quanto detto non toglie nulla al valore artistico dell’intero lavoro. Se, da un lato, il “troppo” può risultare faticoso, il livello musicale non lascia dubbi sulle capacità di un faro della scena contemporanea. Le nuove tracce offrono un vasto campionario in cui l’ascoltatore troverà senz’altro il momento che più gli appartiene. In questo caleidoscopio di suoni, a mio parere, spiccano senz’altro i tre brani iniziali: Bando (Ft. Quavo), Aye Kan (Ft. Aira Starr) e No Stopping Us (Ft. Pharrel Williams), notevoli sia per la contemporaneità sonora sia per il legame con le atmosfere degli esordi opportunamente rivisitate.
Avviso ai puristi del genere: non cercate tracce del vecchio smalto presenti in Logozo o Djing Djing. Angélique Kidjo ha smesso di abitare in un unico territorio per farsi cittadina di un suono mondiale muovendosi con naturalezza tra afobeat, pop d’avanguardia e funk orchestrale. Non più solo musica africana, ma universale. Siamo oltre, siamo ovunque!
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