Anna Calvi e l’arte del duetto in Is This All There Is?
Ormai da tempo l’EP sembra essere diventato il formato che caratterizza la produzione di Anna Calvi. Era infatti tale il precedente Tommy, uscito circa tre anni fa e contenente anch’esso quattro brani, e in un certo senso, si può considerare allo stesso modo anche Hunted (2020), in cui rivisitava sette dei brani contenuti in Hunter (2018), di fatto l’ultimo suo lavoro completo.
Is This All There Is? tra cover, brani originali e duetti
Oltre al formato c’è un’altra caratteristica che accomuna questi ultimi lavori, cioè la più che marcata tendenza a proporre cover di brani altrui: lo erano tre dei quattro brani di Tommy, fino ad arrivare addirittura alle auto-cover nel caso di Hunted. In questo Is This All There Is? a “the art of the cover” si aggiunge quella che potremmo chiamare “the art of the duo” perché in ognuno dei quattro brani Anna si avvale della collaborazione di ben noti colleghi.
Le quattro canzoni del disco
Ma veniamo ai singoli brani. L’iniziale God’s Lonely Man, uno dei due brani originali, è caratterizzato da atmosfere allucinate sostenute da percussioni ossessive che sembrano richiamare, anche per merito del titolo, certe scene di Taxi Driver. Qui la voce di Anna gioca soprattutto sui registri acuti, anche per contrappuntare in qualche modo la potente cupezza di quella di Iggy Pop. In I See A Darkness – anche grazie alla presenza di Perfume Genius, che la asseconda tanto discretamente quanto efficacemente – l’originale di Bonnie Prince Billy viene rallentato e virato verso atmosfere decisamente più “romantiche” e struggenti: qui la voce della londinese si fa invece calda e suadente.
Insolita e spiazzante la scelta del terzo brano, Computer Love dei Kraftwerk, che mantiene certi stilemi del krautrock aumentandone l’inquietudine: uno spoken word su un sottofondo di percussioni ossessive e di synth “spaziali” condotto in collaborazione, non a caso, con un’artista totale come Laurie Anderson. Si chiude con l’altro brano originale, Is This All There Is – che pure richiama assai da vicino nel titolo la famosissima Is That All There Is di Peggy Lee -, cantato in duo con la voce profonda del frontman dei The National Matt Berninger e che esordisce con atmosfere da crooner per evolvere poi in una cavalcata melodica supportata da una ritmica galoppante e nella quale Anna Calvi fa sfoggio di qualità vocali tutt’altaro che indifferenti.
Il momento artistico di Anna Calvi
Al netto del rimpianto per non poterne godere per più di un quarto d’ora circa il disco conferma le qualità dell’artista londinese: gusto nelle scelte e negli arrangiamenti e voce educatissima e duttile, capace di esibirsi in ogni registro con la stessa classe ed efficacia. Permane comunque la sensazione che la sua recente, peraltro fruttuosa, attività di compositrice di colonne sonore l’abbia almeno per il momento – come già scritto in occasione della recensione a Tommy – allontanata dal profilo della songwriter per collocarla in quello dell’interprete. Insomma – volendo fare dei paragoni che lasciano come sempre il tempo che trovano – meno PJ Harvey e più Annie Lennox, il che non è certo una diminutio. E comunque la classe resta immutata.
Be the first to leave a review.

