Benjamin Biolay - Le Disque BleuVirgin Music

Undici album e non sentirli: Benjamin Biolay – Le Disque Bleu.

Undicesimo album in studio di Benjamin Biolay, Le Disque Bleu si presenta volutamente abbondante: ventiquattro brani pensati come un doppio vinile, diviso in due sezioni, Résident e Visiteur (è anche il titolo di una canzone). La prima è stata registrata in Francia e si colloca in continuità con la discografia recente dell’artista; la seconda nasce in Argentina, dove il musicista trascorre parte dell’anno, e assume il carattere di un controcanto più intimo. L’insieme è concepito come un viaggio tra due continenti, un attraversamento simbolico fra Parigi e Buenos Aires, fra il ruolo di chi abita e quello di chi arriva da ospite.

Un cambiamento necessario rispetto al passato recente

Rispetto ai due dischi precedenti, più marcatamente pop-rock, questo nuovo progetto si orienta soprattutto verso la ballata. Il singolo estivo Juste Avant De Tomber poteva lasciar pensare a una prosecuzione dell’universo di Grand Prix e Saint-Clair, ma il resto dell’album prende altre strade, e forse è bene così perché il secondo episodio era sembrato a molti più spento del precedente. In Le Disque Bleu le incursioni rock di Benjamin Biolay restano circoscritte a pochi brani, dove riaffiorano chitarre più graffianti e un’energia elettrica; nella maggior parte dei pezzi prevalgono invece atmosfere più raccolte, spesso influenzate dalla bossa nova e dalla canzone francese classica.

I momenti quieti e quelli più elettrici

La voce di Biolay si posa su arrangiamenti che alternano chitarra acustica, quartetti d’archi e piccoli ensemble jazz. Il brano che apre il disco, Le Penseur, mette subito al centro il tema di una felicità difficile da afferrare, cercata tanto nell’introspezione quanto nella vita quotidiana. Testament prosegue nella stessa direzione, con una malinconia venata di ironia.

Nella prima parte ci sono alcuni episodi davvero belli. L’occhiolino politico di Pauline Partout, Justine Nulle Part (Pauline=Police, Justine=Justice) è irresistibile, la super-Gainsbourg Au Ranch non te la togli più dalla testa, senza dimenticare Soleil Profond, Mon Pays … e tante altre.

Oh La Guitare riprende un testo di Aragon per dichiarare apertamente l’amore del cantautore per lo strumento che accompagna da sempre la sua scrittura, mentre Trois Grammes rende omaggio in modo sobrio ai musicisti e ai poeti che oscillano fra elegia e disincanto. Adieu Paris, che apre il secondo disco, combina contrabbasso e fisarmonica in una sorta di cartolina volutamente stereotipata della capitale, che diventa però, proprio per questo, emotivamente efficace.

In questa seconda metà del disco emergono con forza i riferimenti alla tradizione della chanson e alla bossa nova brasiliana. Biolay riprende Les Passantes di Brassens, su poesia di Antoine Pol, ma la inserisce in un contesto sonoro che guarda esplicitamente al Sudamerica. Tuttavia, l’insieme funziona più come un bonus disc rispetto alla prima, riuscitissima parte.

Come sempre, ma in questo Le Disque Bleu con particolare finezza, la capacità di arrangiatore di Benjamin Biolay è protagonista, aggiungendo un valore in più alla dimensione compositore-interprete. Undicesimo album in studio di Benjamin Biolay, e nessuna traccia di stanchezza.

Benjamin Biolay - Le Disque Bleu
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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Di Marina Montesano

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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