Dog Eared: il disco finto-stropicciato di Billie Marten.
Billie Marten è una giovane cantautrice inglese, originaria del North Yorkshire. La sua biografia rivela che a soli dodici anni fece scalpore su un canale Youtube, eseguendo alcune sue canzoni, diventando così una precoce star. Di lì a poco, verso i sedici anni, uscirono i suoi primi EP, facendole ottenere un buon contratto discografico (assieme ad un’auto che non avrebbe potuto ancora guidare).
Passano gli anni e la Marten, che è nata nel 1999, giunge ora al quinto disco. Si tratta di un progetto maturo, realizzato con un ottimo gruppo di supporto e meno legato all’indie-folk degli inizi. Dog Eared, ovvero “stropicciato, usurato ai bordi”, contraddice il suo titolo offrendo arrangiamenti raffinati e un suono cristallino, mentre i testi sono piuttosto introspettivi e rivolti quasi sempre al confronto con un’altra persona (basti contare la ricorrenza della parola you nei testi). Quest’ultimo limite (o forse è un pregio?) condiziona un po’ il progetto che si basa principalmente sulla bella voce e la maestria dei musicisti.Tra questi va nominato almeno il polistrumentista Shahzad Ismaily, già pedina importante nel gruppo della formidabile performer Arooj Aftab.
Paragoni importanti per Billie Marten
I connotati del disco si rispecchiano nell’ampio bacino delle cantautrici più creative di quest’ultimo decennio, con similitudini soprattutto verso Laura Marling e Tamara Lindeman (The Weather Station). Rispetto a queste ultime, la Marten cerca a volte un più facile ascolto, come nella festosa Crown o nella finale Swing, con il violino country suonato da Sam Amidon. Dog Eared appartiene a quel genere di dischi che si fatica a togliere dal piatto, pur non essendo un capolavoro ma il risultato di una buona alchimia. Gran parte del merito va al produttore Phil Weinrobe (Adrienne Lenker, Alanis Morissette, Laura Veirs ecc.) che trae il meglio dai musicisti, tra cui compare anche Will Taylor, compagno della Marten e leader dei londinesi Flyte.
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