Sunrise di Brìghde Chaimbeul: una diversa idea di cornamusa scozzese.
Devo confessare che per digerire Sunwise, terzo disco della scozzese dell’isola di Skye e suonatrice di cornamusa Brìghde Chaimbeul, mi ci è voluto un po’ di tempo e un certo impegno. L’idea di un intero album di cornamuse in effetti mette qualche timore, il loro suono resta inevitabilmente legato allo spirito natalizio o a eserciti in marcia col loro kilt lungo le praterie scozzesi. Ma dobbiamo combattere i pregiudizi anche nella musica, aprirci a nuove esperienze, scoprire inesplorati, almeno per noi, mondi musicali; solo così possiamo intraprendere sorprendenti viaggi musicali come quello a cui ci invita la Chaimbeul in Sunwise, uscito come il precedente nella collana tak:til della Glitterbeat.
Negli ultimi due anni, oltre alle avvincenti esibizioni soliste su vari palchi, la Chaimbeul ha collaborato con Catherine Polacheck e con Colin Stetson, quest’ultimo presente qui in un brano. In Sunwise sono tre le tracce scritte da lei, le altre si ispirano a motivi tradizionali, ma tutte hanno un filo rosso che le unisce: “Questo disco segue l’abbraccio del tempo invernale; il calare dell’oscurità, il freddo, il rivolgersi all’interiorità. Ma anche le usanze della stagione e il ritrovarsi per i ceilidh: canzoni e storie raccontate attorno al fuoco (la breve Kindle the Fire consiste nel suono scoppiettante del fuoco); dove i confini tra realtà e immaginazione si confondono”. Sunwise è infatti un disco immerso profondamente nel folk e nella cultura musicale gaelica, sia pur reinventata in chiave moderna e sperimentale nel suo approccio allo strumento.
I brani di Sunwise
Certo, il disco inizia col botto, i primi sei minuti dell’iniziale Dusgadh sono infatti un unico drone di cornamusa dalla potente forza ipnotica sotto il quale poi si insinueranno delle variazioni melodiche. Dopo questi scintillanti nove minuti è la volta di A Chailleach, personaggio della mitologia gaelica associata all’arrivo dell’inverno e del buio; compare il sax di Colin Stetson e nella seconda parte la Chaimbeul ci offre un canto tradizionale, con il brano che si tinge di cupezza e inquietudine crescente nei suoi quasi otto minuti. Più brevi i titoli successivi da She Went Astray, botta e risposta fra canto e cornamusa, a Bog an Lochan, tradizionale dal ritmo sostenuto. Seguono Sguabag/The Sweeper, registrata dal vivo con tre suonatori di cornamuse irlandesi in un trionfo di suoni che incantano e trascinano vorticosi, e Duan dall’incedere misterioso fino ad aprirsi con l’ingresso dell’organo e chiudersi con il padre di Brighde che recita una filastrocca proveniente da un antico rituale precristiano. La conclusione è affidata al minuto di The Rain Is Wine and the Stones Are Cheese dove Brighde e il fratello vocalizzano secondo il metodo tradizionale l’accompagnamento dello strumento.
Sunwise è un album profondamente legato alla tradizione, ma la supera per la capacità di Brighde Chaimbeul di lavorare sullo strumento esplorandone tutte le sue potenzialità e dando alle cornamuse una forza comunicativa francamente insospettabile. La sua musica ha il fascino dell’evocazione di un universo mitologico ricco di misteri con i suoi personaggi e i suoi riti profondamente legati alle nebbiose e umide terre del Nord fra foreste, paludi e torbiere in cui si aggirano druidi, fate, gnomi, spiritelli.
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