Bruno Mars – The RomanticAtlantic

Torna da solista Bruno Mars con The Romantic.

E così anche quel piacionissimo e adorabile paraculo di Bruno Mars torna con una nuova prova solista dopo ben dieci anni dal precedente 24K Magic. Un periodo di tempo che sembra incredibile, considerato che la stella hawaiana ha comunque continuato a frequentare i piani altissimi delle classifiche grazie a una serie di collaborazioni con altre superstar (Lady Gaga e compagnia).

Personalmente lo avevamo lasciato alla collaborazione con Anderson .Paak nei Silk Sonic, che aveva rinfrescato ed innervato di nuova originalità la nostra superstar, portando a un disco (Silk Sonic) che era un vero balsamo per le orecchie, per come riusciva a prendere il passato come pura ispirazione  n modo da sfornare un prodotto originale e, a tratti, irresistibile.

Un disco per le classifiche

Questo nuovo disco, dicevamo, dura 31 minuti (molti hanno storto la bocca per questa scarsa durata, ma non noi, che pensiamo che la durata non conti e ricordiamo sempre che Pink Moon di Nick Drake si ferma a 28 minuti), in cui la superstar mette in campo tutto il suo campionario fatto di capacità di riprendere le vecchie sonorità, in questo caso anni ’70, dar loro una spruzzata latin, costruire melodie semplici, accattivanti e fatte suonare in maniera impeccabile per costruire così un prodotto destinato a scalare le classifiche e ad essere cantato in coro dalle folle adoranti durante i suoi prossimi show negli stadi americani ed europei (anche in Italia, a San Siro il 14 luglio).

Un prodotto impeccabile, in cui tuttavia il talento dell’artista emerge solo in pochi momenti, rimanendo per la maggior parte del tempo un po’ schiacciato e sedato dalla voglia (o necessità) di creare un prodotto patinato e “perfetto”.

Le canzoni

Le danze si aprono con l’atmosfera latin di Risk It All, ballatona scritta solo per far lacrimare le giovani casalinghe sparse tra Texas e Messico; i ritmi latini rimangono con la successiva Cha Cha Cha, dove però, al di là di un pizzico di maniera, l’indubbio talento del nostro emerge, costruendo, sul ritmo del ballo cubano del titolo, una melodia sognante che ti prende per il collo e ti fa muovere le anche.

Il singolo I Just Might è un gioioso brano dance a metà tra Kool and the Gang e gli Earth, Wind and Fire che, anche se farà ballare mezzo mondo, scivola via senza lasciare tracce o emozioni; e così il disco prosegue tra apocrifi del soul da classifica anni ’70 (God Was Showing Off e On My Soul), l’evidente plagio dei Santana di Something Serious e le ruffianissime ballatone strappacuore (Nothing Left e Dance With Me) che chiudono questo The Romantic.

Bruno Mars e il problema di fondo di The Romantic

Alla fine resta  la sensazione che sarebbe stato bello se Bruno Mars avesse rischiato qualcosa di più, cercando di mettere il proprio indubbio talento al servizio di un disco in cui provare a inventare qualcosa di veramente originale; invece, con questo The Romantic, si è un po’ seduto in poltrona, lasciando andare un prodotto (nel vero senso del termine) frutto di molto mestiere e di prudenza, ma di pochissima vera e reale ispirazione.

Un peccato, perché, al di là del ruolo di superstar planetaria, Bruno Mars di numeri ne avrebbe. E anche parecchi.

Bruno Mars – The Romantic
6 Voto Redattore
0 Voto Utenti (0 voti)
Cosa ne dice la gente... Dai il tuo voto all'album!
Sort by:

Be the first to leave a review.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Show more
{{ pageNumber+1 }}
Dai il tuo voto all'album!

print

Classe 1965, bolzanino di nascita, vive a Firenze dal 1985; è convinto che la migliore occupazione per l’uomo sia comprare ed ascoltare dischi; ritiene che Rolling Stones, Frank Zappa, Steely Dan, Miles Davis, Charlie Mingus e Thelonious Monk siano comunque ragioni sufficienti per vivere.

Di Franco Zucchermaglio

Classe 1965, bolzanino di nascita, vive a Firenze dal 1985; è convinto che la migliore occupazione per l’uomo sia comprare ed ascoltare dischi; ritiene che Rolling Stones, Frank Zappa, Steely Dan, Miles Davis, Charlie Mingus e Thelonious Monk siano comunque ragioni sufficienti per vivere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.