Anche in Interior Live Oak Cass McCombs resta nel solco della grande tradizione autoriale americana.
Il cantautore californiano Cass McCombs continua il suo percorso piuttosto lineare ma sempre poco codificabile. Questo era evidente anche nei precedenti dischi, alcuni recensiti qui a tomtomrock : da Mangy Love (2016) a Tip of The Sphere (2019) fino al precedente Heartmind (2022).
In questo nuovo capitolo McCombs complica ancora più la materia con un disco assai abbondante e vario (sono ben sedici brani per settantacinque minuti di musica). Al contrario dei cantautori cui viene spesso accostato, come Jackson Browne o Elliott Smith, le performance di McCombs sembrano sempre un po’ fredde, almeno su disco. Tuttavia in Interior Live Oak (*) la partenza è assai promettente; l’iniziale Priestess (che cita Ella Fitzgerald e la Angel From Montgomery di John Prine) ribadisce la parentela con il songwriting californiano di “Brother Jackson”, ma anche con i Wilco, o ancor meglio, con il Tweedy solista. Il terzo brano, Missionary Bell, è una perla acustica, semplice e dal testo un po’ misterioso. Il gioco delle citazioni offre altri spunti: si può continuare con il crooning sensuale (à la Mark Eitzel) di I’m Not Ashamed ed il vago accenno a sonorità Zevoniane in Who Removed The Cellar Door (dove la slide sembra proprio quella del compianto David Lindley).
Cass McCombs: scrittura ottima, stile un po’ formale e fose troppa carne al fuoco
Detto delle radici, che inevitabilmente possono condizionare l’ascolto, resta la conferma di un artista polimorfo, abile nella scrittura, un po’ algido nell’ esposizione e, nel caso in questione, leggermente prolisso. Di questi tempi l’ultima caratteristica può essere veramente un limite, almeno per chi usa i moderni distributori digitali di musica. Chi abbia invece la pazienza di ascoltare questo doppio album troverà molto di buono e qualcosa di ottimo. Interior Live Oak è quindi consigliato a chi cerca, fuori tempo massimo, la rinnovata bellezza di canzoni semplici e la fine alchimia tra testo e musica. Ma anche tanto rispetto verso le generazioni che hanno preceduto McCombs negli anni d’oro del genere.
(*) Il titolo, apparentemente criptico, si riferisce ad una varietà di quercia sempreverde.
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