Recensione: Clap Your Hands Say Yeah – New Fragility

Il ritorno degli inventori dell’“indie” del terzo millennio: Clap Your Hands Say Yeah ci riprovano con New Fragility.

Recensione: Clap Your Hands Say Yeah – New Fragility
CYHSY/Secretly Distribution – 2021

Era il 2005 quando con l’album di debutto omonimo i Clap Your Hands Say Yeah dettavano le nuove linee da seguire in materia di “indie rock” o “DIY”.  Spontaneità, immaginazione e buoni maestri sono stati gli ingredienti che hanno conquistato subito un pubblico nel cui dna scorreva un passato prossimo vissuto tra i solchi dei Velvet Underground o dei Talking Heads, fino a Jesus And Mary Chain. Un esordio importante, un album autoprodotto e un caso discografico che ha fatto scalpore. Pare che ai loro primi concerti siano stati avvistati personaggi del calibro di David Bowie e David Byrne.

CYHSY 2021

Negli anni successivi i Clap Your Hands Say Yeah hanno sempre cercato di rinnovarsi mostrando un certo distacco dall’hype che si era creato intorno al fenomeno iniziale. Il progetto originale è cresciuto seguendo una coerente linea di pensiero, ma i dischi successivi non sono riusciti a eguagliare il trasporto degli esordi. Quest’anno New Fragility potrebbe rinnovare l’interesse nei confronti di una band che non ha mai nemmeno provato a dormire sugli allori. I CYHSY 2021 sembrano intenzionati a dettare di nuovo legge in un ambito che fa discutere parecchio: l’adult pop. Dietro a questo termine si confondono una quantità di nomi e canzoni spesso inutili, spesso ben impacchettati per un pubblico facile e poco esigente, ma dai contenuti, nella maggior parte dei casi, poco consistenti.

Clap Your Hands Say Yeah: New Fragility è la soluzione!

Il nuovo album della band capitanata dal talentuoso Alec Ounsworth sembra suggerire un catalogo di soluzioni azzeccate per chi vuole avvicinarsi oggi a un pop-rock “adulto” senza scadere nell’ovvietà che sta in agguato dietro l’angolo di un genere troppo maltrattato dagli stessi artisti.

 

New Fragility si apre con tre brani che sono una chiara dichiarazione di intenti musicale e politica.  Hesitating Nation e Thousand Oaks, che sono anche i due primi singoli, si muovono su una linea melodica facile, spedita e a tratti originale, accattivante quanto basta per conquistare una platea in attesa di “musica leggera ma non troppo”. Dee, Forgiven cambia registro e strizza l’occhio a un genere più cantautorale americano che ricorda il Micah P. Hinson dei primi lavori. Piano e armonica duettano perfettamente su una ballata malinconica che ben si sposa con la voce, senz’altro particolare, del front man. Il resto del disco continua sulla linea iniziale alternando momenti più vivaci con episodi più introspettivi alcuni dei quali, senza dubbio, degni di nota. CYHSY, 2005 e Where They Performe Miracles valgono un album che, senza le pretese di essere un capolavoro, risulta alla fine più che godibile per una band ancora in grado di regalare sorprese.

Clap Your Hands Say Yeah – New Fragility
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Ha suonato con band punk italiane ma il suo cuore batte per il pop, l’elettronica, la dance. Idolo dichiarato: David Byrne. Fra le nuove leve vince St. Vincent.

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