I Cowboy Junkies e la passione delle cover: Songs Of The Recollection.
“Molto prima di essere musicisti, siamo stati dei fans…”, così ha affermato Michael Timmins dei Cowboy Junkies, in occasione dell’uscita di Songs Of The Recollection (Latent Recordings). Fin dagli inizi i Cowboy Junkies hanno attinto a piene mani da altri musicisti. Whites Off Earth Now!!, il loro disco d’esordio, era composto da otto cover e un brano originale, e anche il loro più grande successo, The Trinity Sessions, ne aveva una manciata, tra le quali Sweet Jane, di Lou Reed e I’m So Lonesome I Could Cry, di Hank Williams. Nell’ormai lunga discografia del gruppo questo espediente ricorre spesso, come in Early 21st Century Blues (2005), disco che aveva ben nove cover (su undici brani). Altri undici brani dello sfortunato cantautore di Athens, Vic Chesnutt, si trovavano in Nomad Series, Vol.2: Demons, un tributo uscito nel 2011.
Fra editi e novità
Dei nove brani che compongono Songs Of The Recollection alcuni sono già editi, ma purtroppo manca la pregevole versione della Powderfinger di Neil Young, forse perché uscita ufficialmente su The Caution Horses (1990). Lo scorbutico connazionale comunque viene ‘’coperto’’ ben due volte, con Don’t Let It Bring You Down (da After The Goldrush) e Love In Mind (da Time Fades Away). Il fulcro della scaletta, però, sta nella bella e asciutta versione di I’ve Made Up My Mind To Give Myself To You, dal recente Dylan di Rough And Rowdy Ways.
Il successo ottenuto dal brano è stato l’incipit per questa raccolta, che comprende versioni ben riuscite di brani come Five Years (David Bowie), The Way I Feel (Gordon Lightfoot) Ooh Las Vegas (Gram Parsons) e ancora Vic Chesnutt (Marathon). Si tratta di un bel disco, non indispensabile ma piacevole, soprattutto per la voce sempre più matura di Margo Timmins. A lei possiamo pure perdonare una No Expectations (Rolling Stones) che sembra ricalcata e una Seventeen Seconds (Cure) un tantino assopita…
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