Tra passato e ansie contemporanee: Cut Worms – Transmitter.
Sta diventando una sorta di marchio di garanzia la dicitura “Produced by Jeff Tweedy”, ma è indubbio che il leader dei Wilco abbia una sorta di tocco magico non solo quando lavora sul proprio materiale, ma anche quando affronta quello di altri artisti. Con una certa abilità anche nell’uscire dalla propria comfort zone, come hanno dimostrato le produzioni offerte al gospel-soul di Mavis Staples, ma anche nel caso del nuovo album di Cut Worms, il nickname usato dal newyorkese Max Clarke. Sigla da vero indie-folker che arriva con questo Transmitter al quarto album dal 2018 ad oggi, tutti proposti dalla Jagjaguwar, ma soprattutto dopo il terzo album omonimo del 2023, che davvero aveva ricevuto lodi e entusiasmi un po’ ovunque, con paragoni altisonanti che, da Brian Wilson, arrivavano a toccare i Beatles.
Il tocco di Jeff Tweedy
E la presenza in quel disco dei Lemon Twigs confermava più o meno quella direzione artistica, mentre qui l’avvento di Tweedy a gestire la sala di registrazione e a offrire anche le sue riconoscibili chitarre, porta un tocco indie-folk più marcato, ma di fatto non cambia la natura della sua arte. Lo testimonia subito la briosa Worlds Unknown, sorta di ventata di insolito ottimismo per i tempi moderni, quasi a dire che il sixties-pop, a cui Cut Worms fa senza misteri riferimento, era nato come espressione di una fiducia nel futuro che non ha senso perdere neppure in questo nuovo Medioevo.
Perché comunque le ombre si annidano ovunque nei suoi testi, vedi le successive Evil Twin e Windows on the World, ma presentando il disco Clarke ha voluto sottolineare quanto canzoni come Don’t Look Down siano nate come un volutamente forzato antidoto all’ansia e alla tristezza che prova in questi anni, e il fatto che nel brano utilizzi un canto tremolato alla Donovan di altri tempi, fa capire lo spirito della canzone e del disco tutto.
Tweedy si tiene in secondo piano, ma si sente che ci sguazza con gran divertimento in queste trame old-style, rendendo brani come Long Weekend, Shut In o Out of Touch quasi radiofoniche se solo vivessimo in un’altra era.
Cut Worms sceglie una nota intima per chiudere Transmitter
Nel finale però Cut Worms si riserva un momento intimo con Dream, solo voce e piano in cui quasi si fa vincere dai dubbi e dallo sconforto quando canta “E se non riuscissi a ritrovare la strada di casa da te? Cosa mi aspettavo? Credo di averlo sempre saputo. Era qualcosa che nascondevo a me stesso”. Come a dire che il pop di questi anni non può proprio permetterselo di essere leggero.
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