Dopo una lunga attesa, Dave pubblica The Boy Who Played the Harp.
The Boy Who Played the Harp è il terzo album di Dave, pubblicato nell’ottobre 2025 dopo un periodo di silenzio successivo ai trionfi di We’re All Alone in This Together e l’EP Split Decision con Central Cee. Attesissimo, debutta direttamente al numero uno e conferma la posizione di Dave al centro del rap britannico e internazionale. Il titolo rimanda alla figura biblica di Davide e presenta Dave come una versione contemporanea del giovane arpista chiamato a fronteggiare forze oscure, intrecciando fede, destino e ricerca morale.
Dal punto di vista musicale, il disco unisce conscious hip hop, UK rap e una forte impronta gospel, con incursioni in afrobeats, political hip hop, alternative hip hop e UK R&B. Dave produce gran parte del materiale come Santan, affiancato da Jo Caleb e Jonny Leslie, con interventi ricorrenti di James Blake, Fraser T. Smith e Kyle Evans.
I temi del disco
Il disco prosegue la linea introspettiva già centrale in Psychodrama, approfondendo fede, destino e fragilità personali. Dave affronta ansia, paura di fallire, sensi di colpa legati al successo e una relazione finita, raccontando anche il proprio rapporto con la terapia e il percorso verso la sobrietà. Le sue riflessioni mettono in scena un artista che osserva se stesso con lucidità, oscillando tra confessione e analisi morale.
Accanto ai temi interiori, l’album affronta questioni politiche e sociali con uno sguardo diretto: l’oppressione nella Repubblica Democratica del Congo, il paradosso dei blood diamonds, il genocidio in Palestina e il timore di esporsi pubblicamente, la corruzione in diversi paesi africani, la schiavitù negli stati del Golfo e varie forme di violenza e abuso. Dave intreccia queste realtà alla propria posizione pubblica, interrogando il ruolo dell’artista in un mondo segnato da ingiustizie e contraddizioni.
Pregi e difetti
L’album sviluppa il suo racconto attraverso alcuni brani chiave che ne definiscono l’impianto narrativo. Chapter 16 è costruito come un dialogo diretto con Kano, in cui i due artisti parlano di carriera, responsabilità e identità, esplicitando il riferimento al capitolo biblico da cui l’opera prende nome.
Selfish segue un registro più intimo: Dave mette in discussione le proprie scelte e descrive sedute di terapia e ricadute emotive. Fairchild affronta invece una storia di violenza e abuso attraverso due prospettive, con Nicole Blakk a interpretare la voce della protagonista. Nel brano conclusivo, The Boy Who Played the Harp, Dave immagina sé stesso in contesti storici diversi, dalla Seconda guerra mondiale alla decolonizzazione africana fino alla battaglia di Karbala, per interrogare la propria moralità.
La qualità dei testi è sempre molto alta. Le basi risultano più varie rispetto al disco precedente, che mi era sembrato un po’ piatto, ma ancora vorrei ascoltare Dave su qualche traccia più dirompente tipo Sprinter. In particolare, mi pare che le basi pianistiche e il controcanto del pur bravo James Blake non aiutino. L’afropop di Raindance con Tems funziona molto meglio. L’RnB di Marvellous non è perfetto, ma mostra una direzione inedita.
In definitiva, The Boy Who Played the Harp è un lavoro ambizioso e profondamente coerente con il percorso di Dave: un album che amplia la sua tavolozza musicale e narrativa, pur lasciando talvolta il desiderio di momenti più esplosivi. Quando però si apre a sonorità diverse dimostra quanto spazio abbia ancora per evolversi senza perdere la sua identità.
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