David Gray – Skellig

Recensione: David Gray – Skellig

David Gray e il suo album ‘pastorale’: Skellig

David Gray - Skellig

Laugh A Minute Records/AWAL Recordings – 2021

 

Una lunga carriera, quella di David Gray, segnata da un inizio fatto di dischi intensi, talvolta irruenti, in veste semiacustica. Nei tre lavori prodotti dal 1993 al 1996 c’è tutta la grinta e la voglia di affermarsi, con brani che hanno retto più che bene nel tempo (Birds Without Wings, Shine, Late Night Radio).

La carriera di David Gray, star improbabile

Il vero salto di qualità però arriva nel 1998 con White Ladder. L’enorme successo di un disco fatto con pochi spiccioli e un uso sapiente dell’elettronica fai-da-te è di quelli che, a gioco lungo, avrebbero potuto stroncare una carriera. Gray, però tiene duro e tre anni dopo pubblica sapientemente una raccolta di canzoni ‘’perse’’, Lost Song 95-98. Il recupero di quei brani conferma la buona scrittura del cantautore scozzese, che si gode il  successo di vendite e critica, senza correre il rischio dell’album fotocopia. Con A New Day At Midnight, nel 2002, centra un mezzo capolavoro ricco di tocchi d’intensa malinconia. Il disco è dedicato al padre, scomparso da poco.

 

Da lì in poi si susseguono titoli che cercano nuovamente il grande pubblico. I risultati sono alterni eppure mai del tutto deludenti. In anni recenti, invece, Gray ha incontrato nuove sonorità elettroniche, evidentemente una sua passione, nel  convincente Mutineer e nel meno centrato Gold In A Brass Age.

I toni sommessi di Skellig

Skellig, con i suoi cori e archi,  può essere definito il suo disco “pastorale” e nasce da un temporaneo  ritiro in una remota zona dell’ Irlanda. La dimensione fortemente acustica, intima, delle canzoni produce una scaletta molto uniforme, con rari momenti di contrasto, e un singolo di lancio, Heart And Soul, non certo ballabile. Sono canzoni per guarire e guardare al futuro da un posto  isolato e di certo necessitano di più ascolti. Questo è il principale difetto di un’opera onesta e confortante; una pecca  che forse potrà trasformarsi in un pregio, quando Skellig avrà maturato tutti i suoi sapori, come un buon whisky scozzese (o irlandese, si affretterebbe ad aggiungere Adrian Crowley, altro intenso cantautore).

David Gray - Skellig
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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

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