Recensione: Declan McKenna – Zeroes
Tomplicated - 2020

Recensione: Declan McKenna – Zeros

È nata una stella? Declan McKenna – Zeros.

Ricordiamo Declan McKenna esordiente nel 2017 con un disco composto in parte durante un’adolescenza in via di superamento. Lo ritroviamo a ventuno anni con il secondo album, Zeros, un suono bello nuovo e molta consapevolezza in più.

Recensione: Declan McKenna – Zeroes

Tomplicated – 2020

Non sono i soli cambiamenti. Nel 2017 le canzoni di What Do You Think About The Car? mostravano un ragazzo dotato di sensibilità e di una bella penna alle prese con molti temi ‘seri’ quali quelli di Brazil e Paracetamol. Su Zeros, Declan McKenna non si astiene dai commenti sociali, ma li immerge in un quotidiano molto personale, nella migliore tradizione del pop inglese.

Un distillato di brit-pop

E in effetti in questo disco Declan suona come una sintesi del brit-pop re-immaginato per gli anni ’00 con un gusto per la melodia come si è sentito di rado da un bel po’ di anni  questa parte, se non a sprazzi. Giusto i primi Arctic Monkeys, quelli più giovani e sbarazzini dell’esordio, infilavano così tanti hooks da ricordare.  Declan McKenna strizza l’occhio un po’ a tutto ciò che l’UK ha dato dai Beatles in poi. Se il suo modello dichiarato è David Bowie (“vorrei una carriera come la sua”, dichiara – mica sei il solo, Declan) potrete sentire in Zeros richiami al glam come ai Pulp – oppure fate voi. Fortunatamente in questo secondo disco mette da parte ogni tentazione da giovane-indie-della-porta-accanto con il look triste e grigio (ché ne abbiamo abbastanza), come si vede già dal modo di presentarsi ricco di trucco, unghie laccate e abiti sgargianti.

Dalla musica ai testi, tutto funziona in Declan McKenna e Zeros

La musica va di conseguenza, dagli oh yeah della straordinaria intro You Better Believe!!! che si dipana in un delirio di piano e chitarre, ma sempre pronta a riprendere la melodia al momento giusto. Persino meglio la seconda Be An Astronaut, la più bowiana di tutte, uscita a cavallo fra Hunky Dory e Ziggy con una chitarrista (almeno stando al video di cui disponiamo) a impersonare il Mick Ronson della situazione nei solo space rock finali. La produzione di Jay Joyce provvede il gloss necessario a far scintillare il tutto. Comunque, Zeros non si ferma qui. Il primo singolo Beautiful Faces, Daniel (che è protagonista anche di Be An Astronaut) You’re Still A Child, Rapture sono anche momenti melodicamente gloriosi. Con destrezza il disco alterna ballate più dolci tipo Emily a ritmi indiavolati, così da non abituare troppo l’orecchio dell’ascoltatore.

 

Come si diceva, Declan McKenna sapeva scrivere testi già da ragazzino, e su Zeros è cresciuto bene. Ha un certo gusto per attacchi dal bell’effetto. Tipo in Sagittarius A: Heaven knows you get so miserable, you have to go / Summertime in Cannes and Christmas Day in Borneo. Oppure in Beautiful Faces: And as the earth returned to calmly dress itself in white / We caught a glimpse of all the people going out tonight. Rapture rievoca persino Mrs. Thatcher / Your cruel heart navigates the world we live in. Che altro aggiungere? Forse che si sentiva il bisogno di un disco così, coraggioso nel non temere paragoni scomodi, brillante in queste giornate meste.

Declan McKenna – Zeros
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Marina Montesano

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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