Dan’s Boogie: la bellezza e la fragilità secondo Dan Bejar/ Destroyer.
I Destroyer sono tecnicamente un gruppo. In realtà sono lo strumento con cui il canadese Dan Bejar espone la sua articolata visione del mondo arrivata con Dan’s Boogie al quattordicesimo episodio.
Si parte all’insegna del quasi sunshine pop di Same Thing As Nothing At All e Hydroplaning Off The Edge Of The World. Tuttavia tanto la voce un po’ sottile quanto i chiaroscurali testi sembrano a disagio in quel sontuoso ambiente e il contrasto ha un fascino da grandeur dissipata. La più sommessa The Ignoramus Of Love chiarisce come questo lavoro perda qualche certezza rispetto al celebre Kaputt o anche al Labyrinthitis di tre anni fa. Forse c’è di mezzo il blocco creativo di cui Bejar pare sia stato vittima in tempi recenti.
Lungo tutto Dan’s Boogie la musica funziona come una sorta di flusso di coscienza che a volte ha i toni del crooning (la title track), mentre in altre si fa avvolgere da un’elettronica morbida (Bologna, dove il duetto con Fiver fa pensare agli Everything But The Girl anni ’90). Sono situazioni abbastanza differenti fra loro eppure tutte avvolte da una strana e sovente fascinosa nebbia sonica.
Dan’s Boogie si stacca emotivamente dai lavori precedenti
Quasi alla fine arrivano gli otto minuti di Cataract Time dai suoni “Eno e Bowie incontrano i Japan” con lungo finale condotto dal sax. Se la musica ha qualcosa di pigramente esotico, il testo perde l’astrattezza di altri momenti per lasciarsi prendere da un’amara visionarietà: “Ogni giorno impegniamo il nostro tempo in qualcosa/ Ci versiamo un drink in un ampio bicchiere/ Agiamo veloci, pensiamo di saperne abbastanza/ Per andare avanti accompagnati dalla cataratta”.
Il fascino del disco sta nel suo esporre, come detto, delle fragilità più che delle certezze, nella sua onestà che lo rende empatico e accessibile a prescindere da esiti sonori comunque piacevoli. La conclusione voce e piano di Travel Light associa una melodia rassicurante a un testo che lo è molto poco: “Vai se proprio devi/ La fuorì c’è una gran guerra mondiale/ Che ti aspetta stanotte/ Viaggia con poco bagaglio”. Se anche il solitamente elusivo Dan Bejar diventa così esplicito vuol dire che siamo messi proprio male.
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