Ritorna dopo cinque anni di assenza, almeno su disco, Diamanda Galás con Broken Gargoyles.
Il ritorno della sacerdotessa Diamanda Galás si intitola Broken Gargoyles (Intravenal Sound Operations). È dal 2017 che Diamanda non dava alle stampe un supporto sonoro e nello hiatus di questi 5 anni immagino abbia avuto di che riflettere su quanto la sua opera sia stata prodromica di sventure passate, presenti e future per decidere quindi di riproporsi al suo pubblico più devoto con un lavoro che lascia, ancora una volta, attoniti e sconvolti.
I contenuti
Broken Gargoyles, diviso in due lunghe suite che nascono da quello che il supporto, ahimè, non riproduce, ovvero la performance live della Galás organizzata nel 2020 presso il Santuario dei Lebbrosi ad Hannover, contempla in Mutilatus e Abiectio la tragedia del presente, covidato, deenergizzato e bellico, senza lasciare scampo all’ascoltatore che, necessariamente, deve prodigarsi nel discendere gli abissi vocali e risalire attraverso gli sparuti paesaggi sonori di Daniel Neumann, forieri di incursioni droniche, lampi noise e assenze premisurate.
I testi sono basati su due poemi del tedesco Georg Heym ,“Das Fieberspital” e “Die Dämonen Der Stadt”, e l’utilizzo della lingua di Odino rende ancor più taglienti le escursioni della Galas, acuminati strali che si insinuano nelle nostre orecchie come antichi ricordi di vite mai vissute, ma agite su dna ancestrali, per darci una visione del presente priva di qualsiasi illusione.
Diamanda Galás più attuale che mai con Broken Gargoyles
È ovvio che ancora una volta ci si trovi davanti ad un atto artisticamente politico, iniziato da Diamanda con la sua trilogia sull’AIDS, proseguito con gli omaggi alla poesia più iconoclasta e, come sorta di Cronenberghiana sorella in spirito, dedicato ai corpi e alloro modificazioni indotte dalle malattie. E, oggi come oggi, di fronte alla prosecuzione pervicace di una pandemia quantomai imprevedibile e strumentale, un ascolto come questo non può che arrecare suggestioni percepibili solo alle anime più solerti.
Non credo sia casuale che l’artista di origine greca abbia deciso di tornare a dichiarare, attraverso la sua forma d’arte che oggi non trova quasi più eguali nel mondo del sonoro, la sua volontà di dimostrarsi lucida osservatrice di una apocalisse incipiente. Una analisi dotta delle carie dell’umanita che lascia la scelta tra il proseguire ad assumere zuccherose bugie piuttosto che amare verità.
Viaggio doloroso attraverso sali scendi faustiani, il percorso attarverso queste Gargolle spezzate lascerà ferite tribali atte a difendere da nuove fedi insorgenti e malattie modificatorie solo ai pochi coraggiosi che avranno il coraggio di attraversare questi inferi aurali. Agli altri si lasci la pace illusoria di un disco per l’estate più calda degli ultimi anni in attesa dell’ultimo solar flare.
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