DrakeOVO / Republic

Dopo l’umiliazione pubblica, Drake pensa bene di tornare con tre dischi.

È stata una di quelle faide covate sotto la cenere per anni prima di deflagrare. Kendrick Lamar e Drake si punzecchiavano da tempo nei rispettivi testi, ma nel 2024 la guerra è esplosa in tutta la sua virulenza: una raffica di diss track scambiate a velocità industriale, con accuse sempre più pesanti da entrambe le parti. A spuntarla è stato Kendrick, il cui brano Not Like Us — con le sue accuse frontali contro Drake — ha dominato le classifiche, macinato un miliardo di stream su Spotify e vinto i Grammy come Record e Song of the Year. Il colpo finale, però, è arrivato il 9 febbraio 2025. Kendrick Lamar è salito sul palco del Super Bowl LIX al Caesars Superdome di New Orleans davanti a un pubblico planetario, diventando il primo rapper solista a ottenere questo privilegio. E non ha sprecato l’occasione: ha prima finto di rinunciare a Not Like Us rompendo la quarta parete — “voglio suonarla, ma lo sapete che loro amano fare cause legali” — per poi eseguirla comunque, guardando fisso in camera mentre rappava “Say Drake, I hear you like ‘em young”.

A fronte di questa umiliazione pubblica, si poteva sperare in un moto d’orgoglio del canadese, non tanto sotto il profilo commerciale: Drake continua ad avere schiere di fans e numeri di streaming importanti; ma certo sotto il profilo della qualità.

Maid of Honour,  Iceman e Habibti

Sono invece arrivati tre dischi: Maid of Honour,  Iceman (l’unico annunciato da tempo) e Habibti, pubblicati a sorpresa da Drake il 15 maggio 2026. Quarantatré tracce, due ore e mezza di musica. Il progetto coinvolge diversi collaboratori abituali di Drake, tra cui Gordo, O Lil Angel e Oz, e ospita artisti come Stunna Sandy, Sexyy Red, Central Cee, Popcaan, Future e Iconic Savvy.

Drake non sembra aver davvero elaborato e ancor meno superato quello che gli è successo. Continua a riaprire la ferita — citando Lamar, rispondendo a accuse ormai datate, regolando conti con Jay-Z reo di avergli preferito Kendrick per il Super Bowl — con l’aria di chi non riesce a girare pagina. Il risultato è un’opera vasta e disomogenea, in cui i momenti migliori convivono con stanche ripetizioni di formule già consumate.

Il momento migliore del Drake 2026 è anche quello più leggero

Il disco più riuscito del trittico è paradossalmente Maid of Honour, quello meno ambizioso sul piano delle dichiarazioni d’intenti. Qui Drake sembra ancora in grado di divertirsi, mescolando musica caraibica, il dancefloor, l’afro-pop. L’album ha una coerenza di tono che gli altri due non raggiungono, e qualche traccia — come Which One — funziona davvero, grazie a un’estetica house-dancehall che Drake maneggia con discreta naturalezza. Nel complesso è il disco in cui Drake sembra più a suo agio con sé stesso, meno preoccupato di dimostrare qualcosa.

Pregi e difetti di Iceman

Iceman arriva secondo, e non è un giudizio ingeneroso: è effettivamente il lavoro più denso e ambizioso del pacchetto, quello che porta il peso della narrazione pubblica e cerca di trasformarlo in musica. Alcune tracce ci riescono. Burning Bridges alterna pianoforte jazz e R&B spettrale con eleganza, e National Treasures, co-prodotta dal britannico Wraith9, costruisce un’atmosfera industriale e inquieta che funziona proprio perché contraddice i testi pieni di vanto.

Ran to Atlanta è un buon pezzo — Drake prende la frecciata di Lamar sul suo pendolarismo tra Toronto e la Georgia e la ricicla in un brano aggressivo con Future e Molly Santana, l’unico momento in cui sembra davvero riprendersi qualcosa anziché lamentarsi di averlo perso. Il guaio è che per ogni momento riuscito ce ne sono due sciatti e completamente già sentiti, scarti del Drake di un tempo ormai lontano. E comunque, il pop è il suo regno, quando vira verso atmosfere più dure, si capisce che non sono per lui.

Habibti è difficile da ascoltare

Habibti è il disco più debole, e anche il più sintomatico. È un album di R&B volutamente rarefatto, pensato per un ascolto notturno e distratto, e su questi parametri si limita a galleggiare nel vuoto. I temi sono quelli di sempre, il miserabilismo al tempo di Instagram. Le tracce mancano quasi completamente di quella specificità emotiva che nei lavori migliori rendeva Drake il cronista delle proprie vulnerabilità.

In conclusione: Maid of Honour,  Iceman e Habibti mostrano un Drake ancora in grado di fare buona musica, ma la sua capacità di selezione non funziona. Mezz’ora pensata e penetrante sarebbe stata meglio. Tre album così vanno bene per gli streaming su Spotify, non per tornare a essere significativo nella musica odierna.

Drake - Maid of Honour
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Drake - Habibti
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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Di Marina Montesano

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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