Con Speak Daggers Elias Rønnefelt si mostra tanto eclettico quanto intenso come sempre.
Elias Rønnefelt torna con un secondo album molto atteso dopo il fantastico esordio solista Heavy Glory (2024). Il prolifico cantautore danese di fama Iceage non si è infatti fermato dal 2024, con svariate collaborazioni (tra le quali con l’artista britannico Dean Blunt) e con questo album conferma il suo sound electro moody, molto difficile da definire ma del tutto riconoscibile.
Le molte sfaccettature sonore di Speak Daggers
L’atmosfera 80s electro postpunk si assapora già dalla traccia strumentale d’apertura di questo Speak Daggers che sembra fornire, più che un’introduzione, una premessa. Ci si immerge poi in Crush the Devil’s Head che è una ballata ossessiva scandita dalla voce in falsetto del cantante che invita l’ascoltatore ad addentrarsi nel resto dell’album, seguita dalla magnetica electropop Love How It Feels.
Ma Rønnfenfelt non si limita a seguire un genere, infatti sa spaziare dal reggae melodico di Not Gonna Follow (in collaborazione con le leggende del settore The Congos), a una perfetta ballata emozionale nel suo tipico stile quale Hollow Noon. Un’altra canzone degna di nota è Mona Lisa, che con il chorus line I love you/I hurt you even better ripropone la tematica della delusione amorosa contrastata da un’atmosfera quasi hip-hop ma pur sempre rock danzante. Il filone comune di ogni pezzo è la ben riconoscibile voce di Rønnenfelt, che si conferma come artista eclettico che non ha paura di esplorare svariate sonorità.
Un grande ritorno, unico nel suo genere, sempre indie rock at heart, che ci fa ben sperare per l’evoluzione futura dell’artista e che stupisce in maniera positiva.
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