Ethel Cain - Willoughby Tucker, I'll Always Love YouDaughters Of Cain

Willoughby Tucker, I’ll Always Love You è il secondo album della temibil-suadente Ethel Cain.

Parlando di un’artista  poco conosciuta sarebbe buona norma  presentarla tramite  qualche  nota biografica.  Nel caso di Ethel Cain  è invece meglio raccontare innanzitutto cosa si ascolta in questo suo secondo album. Partire dall’arte anziché da una vita così (auto) travolgente da  oscurare il resto, specie se si è interessati più al ‘costume’ o al dettaglio scabroso che alla musica.

In realtà  un primo dato tecnico potrebbe preoccupare: settantacinque minuti di durata per soli nove brani, dei quali il penultimo da 10 minuti e l’ultimo addirittura da 15. E si aggiunga che per tutti la struttura è piuttosto simile e l’andamento lento o, al massimo, midtempo. Eppure Willoughby Tucker, I’ll Always Love You affascina, coinvolge, avvolge con le sue evocazioni di ambienti claustrofobici e di enormi cieli notturni, con la sua modalità suadente e pericolosa, pop e noir.

Suoni e referenti di Willoughby Tucker, I’ll Always Love You

Le sei canzoni e i tre strumentali si muovono fra ambient, shoegaze, vocalità dream-pop e ballate con cadenze quasi da inno, condotte dalla chitarra o dal piano e solo raramente  sostenute da una sezione ritmica (Waco, Texas) o abbellite da piccoli tocchi strumentali country (la pedal steel e il violino di Nettles). Raccontano la storia, ambientata nel 1986, di due disgraziati-innamorati che si chiamano  Ethel Cain  e Willoughby Tucker. I sentimenti sono grandi e la fine è grandemente  triste.

Se viene spontaneo descrivere Ethel Cain come una Lana Del Rey del disagio, altri ancora sono i nomi che l’ascolto evoca, tutti nel segno di una qualche problematicità: Micah P. Hinson, Josh T. Pearson, il primo Orville Peck o persino i Salem. Si è detto che il disco è molto coinvolgente e questo perché se ne percepisce la verità, la vita vissuta che gli sta dietro e dentro. Una vita di cui  potrete leggere dopo il videoclip…

Storia di Hayden Anehdönia/ Ethel Cain

Il bambino Hayden Silas Anehdönia nasce nel 1998  in una rigida  comunità Southern Baptist della Florida. Cresce ascoltando inni religiosi e Christian rock e dagli otto  anni studia piano, mentre l’unico tipo di intrattenimento è costituito da  film dell’orrore o programmi televisivi true crime. A 12 anni fa il suo coming out omosessuale con il risultato che l’intera famiglia deve abbandonare la comunità. Segue un periodo di continui trasferimenti e di scoperte artistiche, fra cui la musica  di Florence & the Machine e Lana del Rey. Il passaggio dalla repressione alla libertà porta  con sé le prime registrazioni musicali domestiche, ma anche  la dipendenza dall’alcool (che verrà superata con qualche fatica).

Il 2017 segna il coming out come donna transgender e due anni dopo arriva Carpet Bed, il primo EP a nome Ethel Cain. Nel 2022 esce l’album d’esordio, Preacher’s Daughter. È un lavoro a tema ambientato nel 1991 che si conclude con la morte violenta e atroce della protagonista, che si chiama Ethel Cain. Si tratta del primo disco di artista transgender ad arrivare nei top 10 di Billboard.

Nel luglio 2025 vengono fatti circolare post dai toni razzisti pubblicati come Hayden Anehdönia diversi anni prima. Le scuse pubbliche arrivano in forma di un comunicato di 2000 parole. Arriva anche una polemichetta con Lana Del Rey per una rivalità sentimentale avente forse come oggetto Jack Donoghue dei già citati Salem. Inequivocabili invece le parole spese a sostegno della causa palestinese.

Preceduto di qualche mese dal side project in chiave slowcore intitolato Perverts, Willoughby Tucker, I’ll Always Love You (che dunque rappresenta il prequel di Preacher’s Daughter)  esce in agosto e arriva al n. 14 della classifica di Billboard.

Lo  strano rapporto fra le due Ethel

Un tale tourbillon umano ha di certo influenzato la musica  di Ethel Cain, il suo elusivo essere artista e insieme personaggio della sua arte, ma con uno scarto temporale di più di 30 anni. Eppure questo non induce necessariamente in chi ascolta  un effetto voyeuristico,   semmai rende  più vicine le storie raccontate e il mondo in cui sono ambientate. Anche se sappiamo benissimo che non è  saggio frequentare quel mondo troppo a lungo.

Ethel Cain - Willoughby Tucker, I'll Always Love You
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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

Di Antonio Vivaldi

Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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