Dalla scena multietnica di Göteborg colpiscono i Fauna di Taiga Trans.
Arrivano dalla scena rock di Göteborg i Fauna di Taiga Trans fondati dal chitarrista Tommie Ek e dal bassista di origini siriane Ibrahim Shabo; a loro si sono aggregati altri sei elementi, formando così un variegato e multiculturale collettivo i cui membri provengono da Svezia, Siria, Polonia, Finlandia, Francia, Turchia. Da qui ha origine un impianto sonoro che vede strumenti tradizionali come darbouka e saz accanto a chitarre, basso, flauto ed elettronica. A un primo ascolto vengono immediatamente in mente i connazionali Goat e la loro psichedelia frenetica costruita su ritmi e canti tribali che chiede solo di lasciarsi trascinare nella trance. Obiettivo condiviso dai Fauna, soprattutto nella dimensione live in cui l’improvvisazione ha un peso maggiore, ma rispetto ai Goat il suono è meno orgiastico e c’è più propensione verso il dancefloor e il rave.
Dal Mediterraneo alle aurore boreali
Il brano d’apertura Bland Stenar infiamma con groove ipnotici sostenuti da un basso corposo e dagli intrecci del saz; segue En Munfull Sand, una delle tracce più belle, una musica avvolgente che viaggia tra forsennati ritmi tribali, bordoni di chitarra lisergica e suggestioni mediorientali. In Dunans Torka il ritmo ossessivo, una sorta di techno tribale, e la voce femminile ammaliante e sensuale alzano l’asticella verso un finale in cui le volute psych del saz lanciano in orbita verso la trance, che prosegue con i sette minuti di Bland Träden, un vorticare di tabla, saz sinuosi, ritmi ipnotici, incursioni elettroniche, chitarre roventi. Boreala Ändlösheten crea un momento di mistica trascendenza che si incupisce man mano che avanza, un ambient che si ispira all’infinito boreale del titolo.
Taiga Trans: un disco di psichedelia sfrenata
Una sfrenata techno caratterizzata da un’elettronica spinta e torbida, nonché la pressante voce processata, fanno di Du Ska Få Se l’episodio meno convincente che prelude alle ultime due tracce di oltre sette minuti ciascuna. La prima, Frusen Mossa, è una jam scintillante fra droni ipnotici, flauti enigmatici, synth vintage; la seconda, Blodröda Rubiner, ci porta verso il Bosforo con il saz protagonista: inevitabile pensare agli Altin Gün; è un brano di splendida psichedelia, non a caso sulla copertina dell’album campeggiano dei funghetti. I Fauna di Taiga Trans si riallacciano alla splendida tradizione psichedelica svedese degli anni Sessanta, a band come Träd, Gras och Stenar o International Harvest, ma fra le loro influenze anche il motorik dei Can, oltre al tribalismo orgiastico dei Goat. L’album è uscito su Glitterbeat Records.
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