Etna Calling. La Simenza E Lu Cantu: il ritorno alle origini, ma molto legato all’oggi, di Femina Ridens.
Femina Ridens è il progetto della fiorentina di origini siciliane Francesca Messina e del polistrumentista Massimiliano Lo Sardo. Il loro ultimo lavoro, Etna Calling. La Simenza E Lu Cantu, esce per RadiciMusic ed è prodotto da Cesare Basile. Originale e innovativo il format pensato da Femina Ridens per far fronte alle nuove dimensioni dell’ascolto e dell’acquisto della musica; si tratta infatti di quello che è stato definito un phono tale, un libro ricco di informazioni, racconti, illustrazioni: “un oggetto da leggere, guardare e ascoltare, come accadeva con i vecchi vinili, ma ripensato in chiave ecologica e al passo con i tempi del digitale.”
Come nasce Etna Calling. La Simenza E Lu Cantu
L’Etna, come elemento di forza arcaica e primordiale, topos e immagine di una Sicilia terra di contrasti forti che affondano la loro origine in una complessa struttura mitologica e in un’altrettanto complessa stratificazione culturale. In quest’ottica il disco instaura un dialogo con la tradizione musicale siciliana, ne esprime la forza archetipica e ne valorizza la capacità espressiva e comunicativa facendola dialogare con l’oggi. Musicalmente questo avviene attraverso l’utilizzo di strumenti arcaici – santur, buttafuoco, ghironda, harmonium – accanto ad altri inventati e costruiti da Cesare Basile e all’elettronica.
Il contributo di Cesare Basile
Non secondario nella riuscita del disco l’apporto di Basile, catanese figlio della ‘muntagna’ che della lingua siciliana sta sperimentando la capacità di parlare dell’oggi. La sua mano è evidente nel brano di apertura Basilicò, rilettura della novella boccaccesca Lisabetta da Messina, in cui si respirano le sonorità circolari del desert blues già protagoniste del suo A Cummeddia. La canzone crea così un legame fra l’isola, le sue connessioni africane e la Toscana in cui vivono i due musicisti. Seguono il doloroso canto d’amore Amuri Amuri Quantu Sì Luntano, con la voce potente e accorata di Francesca Messina, e A La Viddanisca coinvolgente con i cordofoni a imprimere il ritmo. L’harmonium introduce Lu celu, il cui carattere rituale arcaico e alieno è accentuato da synth e da suoni sferraglianti, mentre Lu Sceccu è canto folk fatto di fuoco e vento e Turtula ci proietta in una dimensione onirica. Chiude l’inquieta Usticana, fra droni di synth e arpeggi circolari.
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