Folk Bitch Trio - Now Would Be A Good TimeJagjaguwar

Now Would Be A Good Time è l’atteso esordio del Folk Bitch Trio.

Un tempo, recensendo un disco, era buona norma ricordare che si era responsabili dell’eventuale acquisto di quel disco da parte di chi la recensione la leggeva. Oggi che  i supporti  fisici rappresentano una nicchia di mercato, la questione è più che altro relativa al tempo da dedicare all’ascolto. E il tempo, si sa, è denaro.

La lunga premessa serve a spiegare che Now Would Be A Good Time, anche dopo diversi ascolti, resta  difficile da consigliare serenamente. Anche se di sicuro non è da stroncare. L’opera prima delle tre ragazze di Melbourne che hanno scelto di chiamarsi (coraggiosamente? Astutamente?) Folk Bitch Trio si muove in equilibrio fra diversi registri per risultare alla fin fine elusiva, sfuggente. A volte in modo intrigante, altre volte meno.

Now Would Be A Good Time e la sua elusività

Se il nome e  la copertina creano un immaginario sexy tra l’obliquo e l’ironico, le storie raccontate dai testi risultano sovente perturbate. Fin qui nessun problema, anzi siamo di fronte a efficaci istantanee di una complicata quotidianità relazonale  in cui è facile ritrovarsi, Bene vanno vanno le cose anche in ambito vocale: Heide Peverelle, Jeanie Pilkington e Gracie Sinclair hanno voci che si fondono e si incrociano con naturalezza,  quasi fossero sorelle (e non a caso un paragone ricorrente è con le Roches).

Qualcosa non convince

I dubbi arrivano con la parte musicale. Salvo la solo vocale I’ll Find A Way, i  brani sono costruiti sulle chitarre acustiche con minimo e occasionale accompagnamento ritmico ed eleganti tocchi di colore qua e là. Suonano fluidi, sciabordanti, ineccepibili nella confezione e  a loro modo attraenti. ma anche sfuggenti e alla fin fine poco memorabili. Fanno eccezione Sarah, appena più veloce delle altre, e la conclusiva Mary’s Playing The Harp che sfodera un po’ di quell’intensità (anche passione, potremmo dire), la cui assenza è la lacuna  principale di un lavoro comunque apprezzabile. L’impressione è  che ci sia  molta testa e non troppo cuore nel Folk Bitch Trio. Le si ascolta con interesse ma poca emozione. al contrario di ciò che accade con altri nomi contemporanei di ambito folk, magari più ruvidi nella confezione, come Big Thief o Florist.

Ritornando all’assunto iniziale, si può dire che vale sicuramente la pena dedicare del tempo, anche solo per restare dubbiosi,  a Now Would Be A Good Time. Ma se una voce maliziosa chiede “E dedicargli il denaro di un cd?” la risposta è “Mmmm”.   Che poi non sono ‘sti gran  problemi dati i tempi.

Folk Bitch Trio - Now Would Be A Good Time
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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

Di Antonio Vivaldi

Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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