Horslips At The Band: una storia radiotelevisiva della band che inventò il celtic rock.
Ai tempi della moda del celtico in Italia (dal 1975 al 1985 circa) gli irlandesi Horslips non erano molto stimati. Troppo truzzi nell’aspetto e troppo (hard) rock nei suoni rispetto ai loro sofisticati connazionali Planxty, Bothy Band, Paul Brady.
Eppure, quanto a celtismo, il quintetto dublinese non era da meno rispetto ai nomi citati. Tanto per dire, il loro secondo album The Táin (1973) era ispirato a una saga in prosa e versi trascritta per la prima volta nel XII secolo (secondo qualcuno “l’Iliade irlandese”) in cui la stragrande maggioranza dei pezzi rielaborava melodie tradizionali. Stessa cosa treanni dopo con The Book of Invasions, sottotitolato “A Celtic Symphony” e ispirato al compendio di antiche storie irlandesi Lebor Gabála Èrenn. Tuttavia c’era quel troppo di ‘rockaccio’ nella loro musica – e soprattutto nella chitarra di Johnny Fean – che ci infastidiva, a maggior ragione considerando che nell’album natalizio Drive The Cold Winter Away (1975) il folk acustico avevano dimostrato di suonarlo proprio bene.
Il tempo è stato cortese come un’aria di Turlough O’Carolan con gli Horslips, scioltisi nel 1980 e poi occasionalmente attivi dal 2004 al 2012) . Oggi ci appaiono geniali nella loro contaminazione di suoni in teoria lontani fra loro e vanno considerati un’istituzione musical-culturale dell’isola di Smeraldo, inventori – anche se, forse, Alan Stivell ci arrivò un filino prima – di quel Celtic Rock che influenzò gente come U2, Waterboys, Hothouse Flowers. “This most iconic and trailblazing of bands”, li ha definiti con comprensibile orgoglio patriottico la rivista Hot Press.
Nel 2023 Barry Devlin e compagni sono stati omaggiati con il cofanetto da 33 cd + 2 dvd More Than You Can Chew (complimenti per l’autoironia), a cui fa ora seguito questo più ‘masticabile’ At The BBC in quattro cd e un dvd.
Cosa si ascolta in Horslips At The BBC
Il primo disco si muove fra 1973 e 1974 con 25 pezzi per sette apparizioni radiofoniche, inclusa una al John Peel Show, quasi tutte imperniate su The Táin con un paio di pezzi dall’opera prima Happy To Meet… Sorry To Part. Alcuni titoli come Dearg Doom e Charolais appaiono più volte (in un caso viene proposta la versione discografica), ma l’energia è sempre indiscutibile e l’un tempo vituperato Johnny Fean (scomparso nel 2023) appare chitarrista capace di fluttuare senza fatica fra folk e rock in un affascinante gioco di specchi.
Un po’ meno interessante è il secondo volume che parte con un’esibizione per Radio One del 1979 (coeva del passaggio al rock abbastanza squadrato dell’album The Man Who Built America) per poi saltare al 2010 del gruppo riformato e a una piacevole session acustica del 2019 con solo un paio di componenti della formazione.
L’altro pezzo forte della raccolta è “Horslips and the Ulster Orchestra” che occupa tutto il terzo cd e riproduce il celebre concerto con orchestra del 2011 a Belfast. Si sa che le fusioni rock + classica funzionano in genere male (celebri i casi di Deep Purple e Procol Harum) e anche qui l’inizio fa pensare a un certo scollamento fra band e corde/fiati. Dopodiché le cose cominciano a ingranare e il finale è un crescendo travolgente con il pubblico che scandisce il nome Horslips in stile stadio.
Memorabili gli Horslips dl 1974 in video
Se pare pleonastico il quarto dischetto che riporta i poco interessanti “working mixes” dell’lp Short Stories / Tall Tales (dal suono quasi alla Rumour/ Brinsley Schwarz), vale invece la pena soffermarsi sul dvd e soprattutto sulle prime cinque clip, datate 1974 e che mostrano un gruppo dalla mise rural-glam a dir poco geniale. Un filino più risaputa, anche se altrettanto Sign o’ the Times, la versione ripulita e coiffeurizzata del 1979.
Horslips At The BBC si rivolge soprattutto a chi già ama la band, mentre ai neofiti si può consigliare senza alcun dubbio quantomeno The Táin, che ormai potremmo considerare il Liege And Lief del Celtic Rock insieme a Chemins De Terre di Alan Stivell, senza tanto curarsi delle questioni di primogenitura.
P.S. Con l’occasione chi scrive fa ammenda del poco elogiativo capitoletto dedicato agli Horslips nel volume “Folk inglese e musica celtica”. Inesso è contenuta anche un’informazione del tutto erronea a proposito di un presunto supporto politico ed economico della band all’IRA.
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