Hugo Race, Gianni Maroccolo - The VigilGusstaff Recrods

The Vigil: la difficile e affascinante veglia di Hugo Race e Gianni Maroccolo.

Anche se è frutto del lavoro di  due musicisti che apprezzo da anni, confesso di essermi accostato a questo disco con una curiosità mista a un po’ di timore. Non sempre infatti l’incontro tra due personalità molto forti, come è il caso di Hugo Race e Gianni Maroccolo,  produce necessariamente qualcosa di memorabile; ma quando ci riesce il valore del risultato finale è perfino superiore alla pur notevolissima somma dei singoli.

The Vigil, ovvero La Veglia, è una sorta di Decameron del terzo millennio che raccoglie le storie di un gruppo variegato di personaggi uniti dal comune denominatore del sentirsi traditi dalla scienza – o meglio, da uno scientismo neo-positivista – che tuttavia mantengono la speranza che al termine della veglia in una notte buia il mattino arrivi portando loro una nuova speranza.

La consequenzialità dei brani di The Vigil

“Never surrender” è, non a caso, l’icastico incipit della title track, che è anche, opportunamente, il brano di esordio. Phoenix fa ricorso al mito per esprimere la volontà di non farsi imprigionare dalla pesantezza terrena per aspirare ad una sorta di resurrezione laica.

I due brani successivi, Soldiers e La Pace – l’unico cantato in italiano – sono giocati tra talking blues e spoken words (che la voce di Race contribuisce a drammatizzare assai efficacemente) e suonano come una denuncia dell’indottrinamento a cui siamo ogni giorno sottoposti per fare di noi dei combattenti ciechi contro un nemico di cui non riusciamo neppure a cogliere la vera natura. Esemplare in questo senso, nonché di drammatica attualità, il verso finale del secondo: “Sai cos’è la pace? No / Nemmeno io / Una volta che scappa via non torna”, seguito da una risata beffarda.

Pandora propone il testo più ermetico e ricco anche di riferimenti religiosi, di una religiosità che potremmo definire “cosmica”. La successiva Where Does The Night Go, un dialogo minimale tra la voce di Race e il piano di Antonio Aiazzi, con un minimo intervento dell’elettronica, ci avvolge in un’atmosfera sognante, che contiene però un messaggio finale abbastanza inquietante: “Everything has changed / Outside’s unfrozen / But we’re not the same / All the doors blew open / And the walls shake, is it too late? / Feel the heart burn / Sense the worm turn in its cage / Morning is broken”. Segue la lunga strumentale Duro Duro, giocata tra un’iniziale atmosfera tra  desert rock e musica da western e un seguito in cui una combinazione tra chitarra twang ed elettronica aggiunge anche qui una significativa nota di inquietudine.

Il finale si apre però in un respiro arioso che quasi si fonde con la successiva reprise – anch’essa strumentale – di Phoenix e che ci lascia qualche speranza che alla fine della veglia si possa intravedere un barlume di speranza e di ottimismo per il futuro di questa dissestata umanità.

Un impeccabile gioco di incastri per Race e Maroccolo

Musicalmente il disco è una riuscita sintesi delle caratteristiche e delle capacità dei suoi due artefici e se talvolta, complice anche l’inconfondibile e fascinosa voce di Race, sembra di sentire soprattutto la mano di quest’ultimo – ad esempio l’inizio di Where The Night Goes non sfigurerebbe in un disco dei suoi Fatalists -, in realtà il lavoro di Maroccolo, del suo inconfondibile basso e del suo modo di usare l’elettronica si sente eccome. Un gioiello che necessita di più di un ascolto attento per essere apprezzato come merita, ma se ci investite un po’ di tempo non ve ne pentirete.

Hugo Race, Gianni Maroccolo – The Vigil
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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

Di Renzo Nelli

“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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