Recensione: Iceage – Seek Shelter
Mexican Summer– 2021

Recensione: Iceage – Seek Shelter

Con il passaggio alla Mexican Summer gli Iceage firmano il loro disco migliore: Seek Shelter.

Recensione: Iceage – Seek Shelter

Mexican Summer– 2021

Sono passati dieci anni dall’esordio su LP degli Iceage, hardcore furibondo e gotico che ha poi vissuto un’evoluzione abbastanza naturale dal blues riletto in chiave punk, non diversamente da quanto avevano fatto negli anni ’80 grandi nomi come i Gun Club o Nick Cave & the Bad Seeds. E dopo dieci anni si ha la sensazione che la band non abbia ricevuto il riconoscimento che merita: sarà che la loro musica resta comunque meno facile rispetto alla media, un po’ fuori dagli schemi? Sarà l’origine danese? Certo è che la Scandinavia sta dando molto, se insieme con Welfare Jazz degli svedesi Viagra Boys il nuovo Seek Shelter (il primo per la Mexican Summer) degli Iceage si candida fra i migliori dischi di rock non-classico di questo 2021, e oltre.

Produce Sonic Boom e si registra a Lisbona

Certamente con Seek Shelter gli Iceage si sono preoccupati di mettere in scena un suono meno respingente. Oltre alle influenze suddette, echeggiano quelle del brit-rock più swingante e persino qualcosa di rollingstoniano. La produzione di Sonic Boom, ossia Peter Kember, già Spacemen 3 oggi residente a Lisbona, probabilmente aiuta. Recita il presskit:

La pioggia gocciolava attraverso le crepe del soffitto di Namouche, il fatiscente studio radiofonico di Lisbona rivestito di legno e risalente agli anni ’60, dove la band si è installata per 12 giorni. La band ha dovuto sistemare la sua attrezzatura intorno alle pozzanghere. Pezzi di stoffa coprivano i secchi che si riempivano lentamente in modo che il suono delle gocce di pioggia non raggiungesse i microfoni. Kember ha sistemato delle lampade da giardino da un vicino negozio di articoli per l’illuminazione d’atmosfera nello spazio dai soffitti alti. È stato il tempo più lungo che gli Iceage abbiano mai speso per fare un album”: un tocco di romanticismo che non guasta.

La band composta da Elias Bender Rønnenfelt, Johan Surrballe Wieth, Jakob Tvilling Pless, Dan Kjær Nielsen, si è arricchita di un nuovo chitarrista: Casper Morilla. Restano, con ancora maggiore ricchezza rispetto al passato, fiati, tastiere, cori; l’energia però è, per fortuna, sempre la stessa. Infine, Rønnenfelt pare definitivamente convinto che cantare non sia un delitto, e abbraccia una linea più melodica rispetto al passato.

Iceage – Seek Shelter: tra novità e conferme

Si comincia con Shelter Song, una delle canzoni dal piglio più ‘inglese’ del lotto, seguita da High & Hurt, che incorpora un richiamo al classico gospel Will the Circle Be Unbroken?. Con Love Kills Slowly sembra di rituffarsi nelle atmosfere tipiche del suono degli Iceage sui due dischi precedenti, Plowing Into the Field of Love (2014) e Beyondless (2018), mentre Vendetta, già ascoltata come singolo, è un’altra delle tracce dove il tocco di Kember è forte, un mix tra il suono degli Iceage e Manchester fine ‘80s.

 

Drink Rain è una sorprendente ballata sentimentale con richiami vintage anni ’60. La bella Gold City uno dei pezzi più vicini al rock tradizionale prodotti dalla band, così come la successiva Dear Saint Cecilia, guidata da un ottimo riff di chitarra. Verso la fine due delle canzoni migliori: The Wider Powder Blues, con un groove energizzante, la mia preferita al momento, e la lenta The Holding Hand. Poco più di 40 minuti praticamente senza passi falsi, che speriamo saranno presentati appena possibile dal vivo, una dimensione nella quale gli Iceage finora non hanno fatto grandi cose almeno quando mi è capitato di vederli, ma questo Seek Shelter potrebbe dare soddisfazioni se eseguito con il giusto piglio. Non è un disco che ha a che fare con il lockdown, hanno detto gli Iceage durante un’intervista. È invece il disco di una band partita giovanissima i cui membri oggi viaggiano per la trentina, hanno abbandonato i furori estetizzanti dei primi tempi e suonano più umani, nella musica come nei testi.

 

Catherine Pattinama Coleman e la canzone del rifugio

Per il video di Shelter Song si sono rivolti a un’amica e già collaboratrice, Catherine Pattinama Colemaned è stata sua l’idea di creare questa sorta di ritratto intimo di noi, dei nostri amici più stretti e delle nostre famiglie e quel genere di cose. E, ad essere onesti, ero un po’ titubante all’inizio perché è una canzone piuttosto carica di emozioni, ma penso che ci sia solo una persona che sa come navigare con una telecamera e raccontare quella storia e allo stesso tempo conoscere così bene tutte le persone coinvolte da poter essere davvero intima con un ritratto del genere. E non mi è venuto in mente, e non ci ho pensato troppo fino a quel video e dovendo parlare di questo disco, che ‘rifugio’  (shelter) non è necessariamente un tetto. È la gente, è qualsiasi cosa che desideri e che non hai. È una cosa così ampia. E penso che la canzone parli di questo adesso, che sia un po’ come un abbraccio, un benvenuto. Come se potessi trovare pace almeno per un breve periodo”.

Iceage – Seek Shelter
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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

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