Il Sindacato Del Sogno: The Dream Syndicate in italiano!
…C’era un volta un Re, diranno i miei piccoli lettori… E invece no, c’erano una volta due ragazzotti con ambizioni medicali che si incontrarono in una aula magna semplicemente attratti dalle rispettive idiosincrasie, uno le palesava con nichilistica cresta riccia, un punk alla corte di Re ASL, l’altro con oscure alternative nelle parole, usate come se il loro significato fosse sempre altro rispetto al senso comune…
In quasi 40 anni, la cresta di quell’uno lasciò il passo a capelli più convenzionali ma con una mosca sul mento che ne divenne nota caratteristica, mentre accumulava esperienze tra le note infinite: Crappin’ Dogs, i Lost, i Ramoni, Sybyl, gli Anaïs sino ad arrivare ai Fenomeni e poi una svolta solista ma sempre con un occhio ben rivolto verso gli States, da quelli più hardcore degli inizi alle esperienze trasognanti del Paisley e via suonando. L’altro invece… beh, quello scribacchia dall’85 in nome nella passione per trasformare il suo sentire in parola e sperare che la sua parola faccia ascoltare.
Nello hiatus di circa 14 anni in cui gli amici tali non furono più, accadde ad entrambi la qualunque, a chi più a chi meno ma i facts of life sono “più strani della merda” come diceva il Comissario Giraldi. E di questa recente amical reunion credo che ad entrambi non possa che fare piacer.
Un progetto nitido e sincero
È con reverenzial timor, sapendo che sovente la mia diteggiatura colpisce anche i più intoccabili, che mi si chiese opinione del lavoro oggetto della presente e, come il Gassman de La Famiglia di Scola nei confronti del fratello Dapporto, ho atteso più o meno a lungo per vergare il mio giudizio con la necessaria astrazione. Astrazione che mi ha consentito un ascolto non mediato dalla conoscenza dell’autore, il che non mi è costato alcuno sforzo in quanto, rispetto a lavori passati da me non sempre molto apprezzati (se non la parabola folle del Fenomeni e lo split single dei Ramoni…) qui ho trovato invece qualcosa di estremamente personale e soprattutto, intimamente sincero, unmasked.
Contrariamente alla fiaba dell’incipit, che molti spero abbiano riconosciuto, a Franco è cresciuto il nome, ora è Francesco e da quando è Francesco ha cominciato a dirsi la verità e lo fa con uno dei sogni, guarda caso, nel cassetto. Il Sindacato Del Sogno (1Q84 Tapes) è pleonasticamente l’omaggio in italiano ad una delle band del cuore di Francesco , quei Dream Syndicate così lontani musicalmente dai miei orizzonti sonori ma che, grazie a questo disco, ho sentito molto più vicini di quanto non pensassi: ogni canzone arriva diretta senza bisogno di passaporti linguistici e le atmosfere sonore rendono pienamente giustizia alla casa madre, tanto che lo stesso Steve Wynn ha avuto parole d’elogio per l’album…
Le canzoni del Sindacato del Sogno
Il disco si dipana in 9 songs che sanno, ovviamente, di frontiere e chaparall, e sono tutte eseguite da Francesco Zaio (voci, chitarre, tamburello) e Silvano Meneghelli (basso, tastiere, batteria, programming, recording), registrate, tra l’altro, a 4 fermate di bus da casa mia. Ma lo scopro solo ora.
Per i feticisti del solido, oltre alla versione su bandcamp, il disco è disponibile in cd e c’è pure una limited edition molto tangibile. Inutile dire che l’acquisto concorrerà a far sì che il Nostro non si sieda su allori che ora sente come spina, ma muova le chiappe e regali al più presto a se stesso ed agli altri la sua nuova coscienza artistica.
Sarà che anche la voce di Francesco si avvicina così tanto all’orecchio interiore delle esperienze vissute di chi avrà voglia di ascoltare queste canzoni che, se non sapessi che sono covers, diresti che tutte quelle parole lui le ha vissute, forse persino scritte in una sorta di mental communion con l’autore originale. Chissà, con Zaio tutto è possibile, anche aver voglia di dargli un calcio nel culo e un abbraccio al tempo stesso, lui fa sempre come quell’asino che…
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