Illachime Quartet - Soundtrack For Parties On The Edge Of The Void
Solchi Sperimentali Discografici - 2019

Recensione: Illachime Quartet – Soundtrack (for Parties on the Edge of the Void)

Illachime Quartet ritorna con un concept album.

Illachime Quartet - Soundtrack For Parties On The Edge Of The Void

Solchi Sperimentali Discografici – 2019

Seguo Illachime Quartet dal primo album e ciò che mi ha sempre colpito è la  capacità di spaziare tra musiche distanti fra loro traendone un’amalgama coerente e, soprattutto, mantenendo in ogni mutazione una propria identità, pur anteponendo ad essa la musica. Nei loro dischi non c’è mai la sensazione di ascoltare musicisti che hanno deciso di aderire a un “genere” o a un’idea preconfezionata, bensì quella di aver a che fare con artisti che privilegiano l’aspetto istintivo, Un’istintualità peraltro sempre mediata da una tecnica impeccabile e idee ben chiare sul risultato.

Un nuovo grande disco per Illachime Quartet

Soundtrack (for Parties on the Edge of the Void) è l’ennesimo capolavoro di una formazione che meriterebbe di sicuro un’attenzione maggiore, anche se, diciamolo, non sono proprio né campioni di marketing, né particolarmente prolifici: questo è appena il loro quarto album in quasi vent’anni di attività.
Rispetto agli esordi, ora gli Illachime sono un vero e proprio quartetto. Ivano Cipolletta (batteria) e Pasquale Termini (violoncello) hanno affiancato stabilmente i membri fondatori Fabrizio Elvetico (basso ed elettronica) e Gianluca Paladino (chitarre), Tuttavia, anche stavolta i nostri palesano la propensione al gruppo “aperto”. E se ai tempi di I’m Normal, My Heart Still Works del 2009 optarono per un ristretto novero di ospiti internazionali (Rhys Chatham, Graham Lewis e Mark Stewart), stavolta il numero di collaboratori è lunghissimo, ben 19.

Cosa si ascolta in Soundtrack (for Parties on the Edge of the Void)

Questo nuovo progetto è stato suonato e registrato all’interno dell’Asilo Filangieri di Napoli, uno spazio culturale gestito in maniera aperta e collettiva e fondato sulla contaminazione tra arti e culture, ma anche un’esperienza che vuole essere prima di tutto sociale di condivisione e integrazione. Su queste basi, Soundtrack (for Parties on the Edge of the Void) ha rotto un silenzio che durava dal 2012. Si tratta di un concept diviso in due parti con titoli che si ispirano a Cinque pezzi facili, la pellicola cult degli anni Settanta diretta da Bob Rafelson. Nel primo lato (chiamiamolo così!) trovano collocazione i Five Easy Pieces, rielaborazioni di colonne sonore originali del gruppo prodotte per vari filmati e documentari, mentre nel secondo ci sono i pezzi Uneasy, nati dall’improvvisazione.

Una prova di eclettismo da parte di Illachime Quartet

Detto questo, l’ascolto è l’ennesima prova di eclettismo di una band che non smette di stupire ed entusiasmare.
Jazz, elettronica, sonorità etniche, rock di stampo post/ prog/noise e sperimentazione creano una collezione di momenti molto diversi tra loro e talora persino antitetici. Basti mettere a confronto il brio della prima e della penultima delle tracce in programma con certi passaggi più ostici o spigolosi. Alla resa dei conti però, come si diceva all’inizio, a prevale è un’idea di musica appagante e assoluta. Per quanto mi riguarda, uno dei dischi dell’anno.

Illachime Quartet - Soundtrack (for Parties on the Edge of the Void)
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Guido Siliotto

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Avvocato e giornalista, marito devoto e padre esemplare, scrive di musica e fumetti sulle pagine de Il Tirreno e collabora/ha collaborato con numerose altre testate cartacee e non, oltre a non curare più un proprio blog. Fa parte della giuria del Premio Ciampi.

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