La storia di John Prine.

Dopo anni di silenzio, John Prine torna a regalare le sue storie. Storie semplici, di gente comune, di sentimenti quotidiani, di piccole scene che ciascuno di noi affronta e su cui tutti si soffermano, la sera, quando c’è bisogno di fare il punto, capire dove stiamo e dove vogliamo o vorremmo andare.
John Prine ha attraversato oltre 40 anni di musica e non si può dire che ecceda nella pubblicazione di dischi. Questo è il ventitreesimo album e solo due volte è arrivato al vertice delle classifiche folk. Nel 2010 con In Person & On Stage. E ora con questo album che già nel titolo chiarisce lo spazio entro cui si muovono le canzoni.
John Prine folk-singer di talento
Prine è stato considerato, sin dalle sue prime apparizioni, un folk-singer di talento (Kris Kristofferson disse “Scrive cose così belle che bisognerebbe tagliargli le mani”) e a un certo punto venne addirittura salutato come “il nuovo Dylan”, etichetta che ha distrutto più di un giovane cantante. Pur non arrivando mai al grandissimo pubblico, ha comunque saputo ritagliarsi uno spazio personalissimo e il profondo rispetto da parte dei colleghi.
The Tree Of Forgiveness
Dimentichiamo effetti speciali e (credo) sovraincisioni. La voce di John Prine, sempre più bassa per i problemi di salute che ha affrontato, canta l’amore: “I’ve been holding on for you / Dreams I’ve had have all come true / ../ Day-by-day our love will grow / day-by-day our love will show” (I Have Met My Love Today). Canta la solitudine (Knockin’ On Your Screen Door). Canta il personale colloquio con Dio e In God Only Knows sembra confessare quanto abbia sempre inseguito la sincerità e l’onestà, nelle cose dette e in ogni suo atto.
When I Get To Heaven
E nel brano finale, l’album trova il suo spirito più vero. Quello dell’ironia, del disincanto e della pacificata accettazione di tutto quello che è stato. Canta John Prine: “Quando andrò in paradiso metterò su una band di r’n’r /…/e mi farò un cocktail con vodka e birra/ e fumerò una sigaretta lunga nove miglia/…/ Aprirò un locale e si chiamerà The Tree Of Forgiveness (L’albero del perdono)/ e perdonerò tutti quelli che mi hanno ferito/ magari anche qualche critico/ uno di quei sifilitici parassiti/ e col mio charme li renderò più simpatici”.
Un album per gli amanti del genere, per chi ama le melodie già ascoltate, ma ogni volta sempre nuove.
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