Josh T. Pearson - The Straight Hits! | RecensioneMute - 2018

Josh T. Pearson e un disco “dritto” ma non troppo.

Josh T. Pearson - The Straight Hits! | Recensione
Mute – 2018

Gli Straight Hits con punto esclamativo di Josh T. Pearson evocano un ricordo lontano. Nel 1983 Alan Vega pubblicò Collision Drive, lavoro accolto da unanime perplessità. Prima con i Suicide e poi negli esordi da solista, Vega aveva cantato un mondo spettrale, disperato, autodistruttivo, morbosamente fascinoso. Salvo dimenticare tutto e dare alle stampe quell’improbabile pasticcio electro-rockabilly. Trascorsi 35 anni, Collision Drive è considerato un piccolo classico di bizzarria sonica.

Il nuovo, anche nell’aspetto, Josh T. Pearson

Anche il Josh T. Pearson del 2018 ha alle spalle un’esperienza di gruppo e una come solista. Anche lui si è sempre presentato come poco sereno ma attraente. Chitarre elettriche debordanti, ritmi psicotici e testi visionari caratterizzavano i Lift To Experience di The Texas-Jerusalem Crossroads (2001).Poco allineate con la normalità  erano  anche le chitarre acustiche e le melodie circolari di Last Of The Country Gentlemen (2011), l’esordio a proprio nome. Ora il bizzarro texano fa uscire The Straight Hits!, un disco che si allontana in modo deciso dal passato – con annesso taglio della lunga barba –  e che sta deludendo molti. Lo rivaluteremo fra qualche anno come accaduto con Collision Drive? A ben guardare i presupposti ci sarebbero.

La prima parte di The Straight Hits! lascia straniti

La parte iniziale è la più spiazzante, perché cancella ogni guizzo visionario del passato in favore di suoni codificati, se non banalizzati. Ma se è vero che Pearson abbandona il proprio passato, lo fa per connettersi  a un passato roots collettivo, tra accenni garage, organetti Farfisa, pop squilibrato e reminiscenze di un sottogenere improbabile e dimenticato quale il cow-punk. Improbabili quanto a notorietà anche i nomi di riferimento: Jason & The Scorchers, ? and the Mysterians, Joe ‘King’ Carrasco, James ‘Luther’ Dickinson, Tav Falco, Link Wray, il  Joe Ely di Musta Notta Gotta Lotta. Tutta una Old Weird America passata in rassegna nel giro di pochi minuti.

I cinque pilastri

L’altro elemento d’interesse è che le canzoni sono per la prima volta… canzoni. Ovvero strofa, ritornello, inciso. E’ questo uno dei cinque “pilastri” su cui l’album è costruito. Gli altri sono: un massimo di 16 versi a canzone; la parola “straight” in ogni titolo; un massimo di quattro parole per ogni titolo; tutto è al servizio della canzone.  Detti pilastri. in verità non sempre rispettati in toto hanno consentito di registrare l’album in soli tre giorni.

Stiamo comunque parlando di Josh T. Pearson, uno dei personaggi più autenticamente alternativi della scena attuale. E se uno stato d’animo rasserenato rispetto al passato è percepibile, è altrettanto vero che i pezzi non sono proprio straight (diretti, lineari, normali…) come annunciato. Così come il rosa di copertina appare più acido che lezioso.

I molti fili di The Straight Hits!


Una volta oltre questo inizio scoppiettante (per quanto non segnato da melodie immense), il disco diventa meno codificabile.  Gli ammiccamenti sexy di Straight Laced Come Undone lasciano il posto alle ombre spettrali di Loved Straight To Hell (dove rieccheggiano i Lift To Experience, ma anche i belgi Balthazar). Più avanti A Love Song (Set Me Straight) è  un lentone favoloso tra Leonard Cohen alle quattro del mattino e falsetti sinistri alla Badalamenti-Lynch. La conclusiva Straight Down Again si incarica invece di consolare gli orfani di Last Of The Country Gentlemen con il suo andamento sinuoso e suadente.

Dunque il Josh T. Pearson del 2018 si dimostra compositore articolato, divertente, non sempre memorabile eppure quasi sempre intrigante. Chissà se con il  prossimo disco tirerà le fila o srotolerà nuovi gomitoli. Di sicuro varrà la pena seguirlo.

Si diceva prima della futura rivalutazione di The Straight Hits!. Per chi scrive è cominciata già  dalle parti del terzo ascolto, anche se meno pilastri e più giorni in studio di registrazione avrebbero forse giovato.

Josh T. Pearson - The Straight Hits!
7,3 Voto Redattore
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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

Di Antonio Vivaldi

Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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