L’ Experimental Rap è tornato: JPEGMAFIA al sesto disco.
Sesto album in studio del rapper e produttore americano Barrington Hendricks, in arte JPEGMAFIA, pubblicato a distanza di circa due anni dal precedente e apprezzabile I Lay Down My Life for You. Nel periodo intermedio è stato tutt’altro che inattivo: ha partecipato come supporting act al tour mondiale dei Linkin Park, ha collaborato con il produttore australiano Flume e ha messo la firma su una manciata di progetti altrui, tra cui Kevin Abstract, Geese, Maxo Kream e Denzel Curry.
Experimental Rap conta 25 tracce per una durata complessiva di 52 minuti ed è interamente prodotto da JPEGMAFIA, con la collaborazione di Billy Ray Schlag in alcuni brani. I generi di riferimento spaziano dall’hip-hop sperimentale all’industrial, dal punk rap al glitch hop. Tra i campionamenti utilizzati figurano materiali di Saul Williams e Trent Reznor, Kanye West, Isaac Hayes e 8Ball & MJG. L’unica ospite accreditata è Buzzy Lee, sulla traccia Bridges on Fire.
Pregi e difetti
Il titolo è una dichiarazione programmatica: in un’intervista, Hendricks ha rivendicato un ruolo di primo piano nell’hip-hop sperimentale, prendendo implicitamente le distanze da chi — a suo giudizio — si limita a imitare stili altrui. Le dichiarazioni hanno innescato uno scambio polemico con Earl Sweatshirt sui social.
Se arriva a proclamarsi al vertice di un sottogenere già dal titolo, JPEGMAFIA si chiude però in una posizione scomoda: quella di chi ha costruito la propria reputazione sull’imprevedibilità e si ritrova a dover dimostrare di meritarsi un titolo che ha rivendicato in modo piuttosto rumoroso. Il risultato è un disco che convince solo a metà.
Il problema principale sta nella ripetizione di modelli che lui stesso ha creato e che continua a proporre con una incisività calante. La produzione mantiene il consueto carattere caotico e abrasivo, ricco di campionamenti insoliti e scarti stilistici improvvisi. Il flow è veloce, basato ossessivamente su triplets, raramente interrotto da variazioni significative.
Sul piano dei contenuti, Peggy continua a regolare conti aperti — con chi lo ha criticato per la collaborazione con Kanye West, con Earl Sweatshirt, con frange del proprio pubblico — con un’energia notevole ma non sempre centrata. Soprattutto nella prima metà del disco si fa fatica a seguire il filo conduttore, le idee si accumulano, sembra sempre di essere sull’orlo di un momento epico, che però non si sviluppa mai completamente.
I momenti migliori
Funziona meglio nella seconda: War Over Land è il momento più riuscito dell’album, dove la sperimentazione si risolve in una canzone efficace.
Meno convincenti i momenti in cui attinge a materiali troppo riconoscibili senza aggiungere nulla, come nel caso del campionamento di All of the Lights di Kanye per Lights: suona bene, certo, ma il merito è dell’originale.
Non un cattivo album, tutt’altro: continuo a considerare JPEGMAFIA una spanna sopra alla concorrenza, ma con una carriera già matura alle spalle farebbe meglio a considerare ormai acclarato il fatto di essere il re dell’ Experimental Rap, per lasciare davvero il segno con un disco (seppur follemente) meno prevedibile.
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