Kelly Lee Owens – Inner Song
Smalltown Supersound - 2020

Recensione: Kelly Lee Owens – Inner Song

Esce l’atteso Inner Song del talento technopop Kelly Lee Owens.

Kelly Lee Owens – Inner Song

Smalltown Supersound – 2020

Inner Song è il titolo del secondo album della gallese Kelly Lee Owens. Un album atteso, visti l’entusiasmo e il plauso pressoché unanimi con cui era stato accolto il suo primo lavoro omonimo, un piccolo gioiello di technopop, allo stesso tempo sperimentale e accattivante. Rimandato di qualche mese (l’uscita era inizialmente prevista per il mese di maggio), Inner Song, come il suo predecessore, riprende e approfondisce tematiche e sonorità note e care alla Owens, che non esita a mescolare trame art pop a cadenze elettroniche e ritmi techno, senza dimenticare di esplorare le infinite potenzialità offerte da una voce non comune.

Omaggio ai Radiohead

Dieci sono le tracce incluse nell’album, per una durata complessiva di 50 minuti. Arpeggi, brano solo strumentale, ha l’onere e l’onore di aprire le danze, rendendo un sentito omaggio all’omonima traccia dei Radiohead, qui stravolta e rivisitata in chiave techno. È solo un assaggio di quanto ci attende nel prosieguo. On, seconda traccia e singolo pubblicato a fine giugno, è, per contrasto, dominata dal cantato di Kelly, che spesso e volentieri si diverte a misurare le potenzialità espressive della sua voce, dal range non comune e particolarmente elegante. Il brano è un raffinato mélange di nuances eteree e sognanti e ritmi techno che prendono il sopravvento a partire dalla seconda parte.

 

Decisamente riuscita anche Melt!, primo singolo estratto, pubblicato a fine febbraio, e che, a dispetto delle sonorità decisamente elettroniche, ci riserva alcune delle sperimentazioni più interessanti del disco: potente e spiazzante l’interpolazione, su una trama ritmatissima, di samples riproducenti il suono di lame di pattini sul ghiaccio alternato a quello di ghiacciai sul punto di sciogliersi, in una vorticosa rappresentazione dei rischi ambientali che incombono sulla nostra società.

John Cale ospite di Kelly Lee Owens – Inner Song

È uno dei momenti migliori del disco, assieme alla magnifica Corner of my Sky, traccia che vede la prestigiosa presenza dell’ex Velvet Underground John Cale, che presta la sua voce baritonale a un testo suadente e ipnotico.  The Moon in the corner of my sky/ The Moon in the corner of my sky/ Is curdling in the Sun / The fish are rising in the creek/ The foxes, in their lairs / Oh, the rain, the rain, the rain /Thank God, the rain, canta John in apertura, rendendo omaggio al Galles, terra di cui entrambi i musicisti sono originari.

Un disco ricco di sfumature

Brani solo strumentali succedono a pezzi cantati, in una alternanza che riassume in un certo qual modo le due anime della Owens, che, nonostante abbia ormai dimostrato di possedere delle indubbie doti vocali e una penna rimarchevole, non ha dimenticato le proprie radici elettroniche e ne approfitta per passare con nonchalance da nuances luminose e brillanti come in Jeanette a momenti più ombrosi e gotici come nel caso di Flow. Fra gli altri episodi degni di nota segnalo Re-Wild, brano ipnotico e dalle cadenze trip-hop, ispirato da Needed Me di Rihanna, stando a quanto dichiarato dalla stessa Owens a Apple Music, e Wake-Up,  che chiude gloriosamente Inner Song, lasciandoci con sonorità allo stesso tempo malinconiche e sognanti. Un disco interessante, da ascoltare più volte per apprezzarne le infinite sfumature, il cui unico difetto ci pare qua e là una certa ripetitività unita all’assenza di un solido filo conduttore fra una traccia e l’altra.

Kelly Lee Owens – Inner Song
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Mariangela Macocco

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Milanese trapiantata a Parigi, fra filosofia e diritto, le mie giornate sono scandite dalla musica. Amo la Francia, il mare e il jazz. I miei gruppo preferiti ? I Beatles, i Radiohead, gli Interpol e gli Strokes.

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