Kevin Morby - Sundowner
Dead Oceans - 2020

Recensione: Kevin Morby – Sundowner

Dalla solitudine di una capanna Kevin Morby offre Sundowner.

Kevin Morby - Sundowner

Dead Oceans – 2020

A leggere il racconto di Kevin Morby a proposito della nascita di Sundowner sale subito la curiosità di ascoltarlo. Il nuovo disco del cantautore losangelino  nasce in una capanna, senza bue e asinello, ma con un Tascam a quattro tracce. Fanno da compagni di viaggio insetti e ragni, un po’ tra i rigori dell’inverno, un po’ nella fornace dei mesi estivi, perché lo studio rimediato si trova nel nativo Kansas e non nella florida e amichevole Los Angeles (segni di questo aspetto si trovano nel brano Don’t Underestimate Midwest American Sun).

Alcuni paralleli

Un Tascam e  il Midwest degli Stati Uniti; già questo connubio potrebbe portare al Nebraska lo-fi di Bruce Springsteen, mentre in realtà siamo più vicini a moderne reclusioni, come quella di Conor Oberst per Ruminations o di Justin Vernon/ Bon Iver per For Emma, Forever Ago. Nella lunga prolusione che annuncia l’uscita di Sundowner l’artista rivela che i brani  erano già pronti prima di Oh My God, il disco del 2019 di cui TomTomRock parlò piuttosto bene (ma non benissimo). Il titolo, spiega Morby, si riferisce a quelle persone che s’immalinconiscono alla luce del tramonto (metà del creato, direi, l’altra metà pensa solo  a fotografarlo).

 

Le atmosfere scelte da Kevin Morby per Sundowner

Da questa dichiarazione si fa presto a riassumere l’atmosfera dell’album, a cominciare dal brano che intitola il lavoro: un bel calco del Leonard Cohen degli inizi, dalle parti di Suzanne. Ancora di riconoscenza possiamo parlare per A Night At The Little Los Angeles e Jamie, due brani  dove lo spirito di Lou Reed si manifesta prepotente. Inoltre è noto che, per Morby, Bob Dylan è un caposaldo e anche qui, in chiusura, c’è un chiaro omaggio, con la bella ballata Provisions. Probabilmente questo è il disco giusto da far seguire all’intenso, ma ancora imperfetto, Oh My God. Qui Morby trova  una sua dimensione, intima e notturna, con un progetto  concepito, non a caso,  in una  realtà meno dispersiva ed esigente di quella californiana.

Kevin Morby - Sundowner
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Fausto Meirana

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo. Scrive così così, disegna anche peggio, come si capisce qui: www.fausto-meirana.tumblr.com

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