Cambio di produzione e di rotta per Lorde e il nuovo Virgin.
Virgin è il quarto album in studio della cantautrice neozelandese Lorde, pubblicato il 27 giugno 2025 da Universal Music New Zealand e Republic Records. Segna un ritorno deciso all’elettronica dopo la parentesi acustico-naturalistica di Solar Power (2021), grazie a una produzione curata in prima persona da Lorde insieme a Jim-E Stack, con contributi di Dev Hynes, Dan Nigro, e altri. La direzione sonora è di tipo synth-pop e dance-pop, con campionamenti e interpolazioni che spaziano da Dexta Daps a Baby Bash. Lorde si è distaccata dalla collaborazione con Jack Antonoff, storico co-produttore dei suoi due album precedenti, seguendo un nuovo impulso creativo che riflette anche una rielaborazione della propria immagine pubblica.
Il senso complessivo del progetto
Il titolo Virgin non va inteso in senso sessuale, bensì come simbolo di essenzialità, purezza originaria, androgina e femminilità “primal”, come spiegato dall’artista, che soffre di sinestesia e associa il disco a immagini trasparenti come vetro, saliva, ghiaccio. La copertina mostra una radiografia di un bacino femminile con dettagli metallici e una spirale intrauterina, mentre l’edizione in vinile presenta un’immagine più audace, scattata da Talia Chetrit, con Lorde in pantaloni trasparenti. Questo tema dell’esposizione parziale e del controllo dell’immagine corporea attraversa tutto il progetto.
La campagna promozionale
Il disco è stato anticipato da tre singoli: What Was That, Man of the Year e Hammer, promossi con strategie di marketing non convenzionali (come concerti a sorpresa e pop-up show). L’evento di presentazione a Brooklyn, trasmesso in streaming su TikTok, e un live non annunciato al Glastonbury Festival 2025 hanno contribuito a creare attesa.
Virgin ha portato a Lorde commenti generalmente positivi e commercialmente sta conoscendo un buon successo a partire dalla natia Nuova Zelanda. Il tour promozionale, Ultrasound World Tour, si svolgerà da settembre 2025 a febbraio 2026, toccando varie città del mondo.
Virgin accoglie le riflessioni di Lorde
Il disco si apre con il verso “Last year was bad” nel brano Broken Glass, segnando l’inizio di un percorso introspettivo che oscilla tra emozione trattenuta e disincanto. A differenza dell’intensità di Melodrama (2017), qui Lorde esplora il dolore con maggiore sobrietà, affrontando una serie di esperienze personali: una rottura sentimentale, un disturbo alimentare, il confronto con il proprio corpo, il genere e la sessualità. Questa sincerità si ritrova in Clearblue, un brano breve e vocoderizzato ispirato a uno spavento da gravidanza, dove canta: “There’s broken blood in me, it passed through my mother from her mother down to me”. In Current Affairs, Lorde accosta immagini sessuali e religiose, citando il sex tape di Pamela Anderson e Tommy Lee. La canzone finale, David, si avvale di un arrangiamento minimale e si chiude sulla domanda: “Am I ever going to love again?”.
L’album, della durata di 34 minuti, appare coeso nel solco dell’alt-pop elettronico, con produzioni cupe e stratificate. Brani come Shapeshifter e Broken Glass si inseriscono nel filone sperimentale tracciato da artisti quali FKA twigs e Caroline Polachek. Tuttavia, le scelte melodiche risultano poco incisive e il disco non si decide mai a colpire davvero: più che una svolta, Virgin appare più come un disco interlocutorio, sospeso fra un ritorno alle origini e un desiderio di dominare in modo deciso il territorio dell’alt-pop contemporaneo, come se Lorde stesse ancora esplorando i contorni del proprio linguaggio.
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