Good Souls Better Angels

Un periodo d’oro per Lucinda Williams: Good Souls Better Angels conferma.

L’intento è subito chiarissimo. Tre accordi in progressione. Qualche giro iniziale. E poi lei. Inconfondibile. La voce impastata, di un blues scarno e di un rock ancora di più. Sexy, come sempre. Sensuale e ribelle. «You can’t rule me», canta nel ritornello. Good Souls Better Angels è il nuovo album di Lucinda Williams che conferma il periodo d’oro dell’artista americana.

Lucinda Williams - Good Souls Better Angels
Highway 20 Records – 2020

Un album diverso rispetto ai temi della cantautrice. O meglio l’altra faccia della medaglia. Se quelli erano universali (morte, disperazione), questi sono invece attualissimi, legati all’oggi. Un album se vogliamo anche più politico, fosse soltanto per il brano Man Without a Soul, dove basta ascoltare i primi versi per rendersi conto a chi ci si riferisce: «You’re A Man Without Truth / A Man Of Greed, A Man Of Hate / A Man Of Envy And Doubt / You’re A Man Without A Soul». O l’andamento quasi waitsiano di Bad News Blues, sghembo come può essere solo un blues che annuncia cattive notizie. Lucinda è in splendida forma. La voce è attenta, precisa. Big Black Train rientra tra i suoi brani più classici.

L’intreccio fra testi e musica

Il canto pare quasi supplicare. Ti accoglie e ti tiene stretto. Anche quando strappa, disperato. «Gonna Take Me Through The Darkest Night / And I Don’t Wanna Get On Board». E poi c’è Wakin’ Up. Nelle interviste rilasciate in questi giorni, tutti si sono soffermati sulla violenza domestica descritta nel brano, che la stessa Williams subì anni fa. Ma la forza del brano non è soltanto nel testo. In apertura il giro di basso, le poche note acidissime della chitarra e la voce di Lucinda lo rendono da subito ipnotico, scurissimo. Fanno presagire lo stato d’ansia e di paura che può nascere da una situazione del genere e che l’intera struttura musicale porta a compimento nei suoi quasi 5 minuti. Wakin’ Up è un brano perfetto.

Good Souls Better Angels: un disco privo di momento deboli per Lucinda Williams

E, tuttavia, è difficile trovare una caduta in Good Souls Better Angels. Pray the Devil Back to Hell è puro blues rurale, calore, terra bruciata. La band avanza piano. Porta al limite il canto. Con una dinamica spaventosa. Fino a quando il diavolo non chiama il mio nome e allora «I’m Gonna Have To Pray The Devil Back To Hell». Ma si può andare avanti, con forza, senza mollare. Alla fine Lucinda è una combattente. La ballad When the Way Gets Dark incita a questo: «Don’t give Up / Hang On Tight, Don’t Be Afraid». Combatte nella potentissima Bone of Contention e si dispera in Down Past the Bottom. Due pezzi aspri e sporchissimi. Ti viene quasi di guardarti le mani e aspetti di vederle insanguinate. Alla fine però ci sono gli angeli migliori, le anime buone che in Good Souls ci tengono con loro. Il pensiero non può che andare a John Prine.

 

Good Souls Better Angels non è un album facile. Deve sedimentare. Va ascoltato a lungo. Bisogna entrare in spazi a volte angusti e bui. Solo così Lucinda Williams può fare ciò che le riesce meglio. Tirare fuori quello che spesso lasciamo marcire. Le passioni. La ribellione. La voglia di combattere ancora. La bellezza del ricordo. E la forza della malinconia.

Lucinda Williams - Good Souls Better Angels
8,5 Voto Redattore
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Sono nato quando uscivano Darkness on the Edge of Town, Outlandos D'Amour, Some girls e Blue Valentine. Quasi a voler mostrarmi la strada. Ora leggo, scrivo, suono e colleziono vinili.

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