Passa alla Sacred Bones per il secondo album, Urgh, il quartetto Mandy, Indiana.
Con Urgh, i Mandy, Indiana firmano il proprio debutto per Sacred Bones. Sono un quartetto transnazionale, nato tra Francia e Inghilterra e oggi attivo a Berlino. La formazione riunisce la voce di Valentine Caulfield, parigina, con tre musicisti di Manchester – Scott Fair, Simon Catling e Alex Macdougall – dando vita a un progetto sonoro che sfugge a definizioni rigide, ma nel quale si intrecciano noise, post-rock, elettronica e suggestioni industrial, con testi prevalentemente in francese.
La grafica dell’album è firmata dal duo milanese Carnovsky: la copertina, basata su un’illustrazione anatomica di Andreas Vesalius, è concepita come un’opera a livelli, visibile solo attraverso speciali occhiali o un’app dedicata.
La genesi del disco
Gran parte del materiale nasce durante una residenza in uno studio isolato nei dintorni di Leeds, un contesto intenso e quasi claustrofobico, segnato anche da problemi di salute che hanno coinvolto due di loro: il batterista Alex Macdougall ha affrontato un intervento chirurgico complesso, mentre la cantante Valentine Caulfield ha perso gran parte della vista da un occhio. Le registrazioni si sono poi distribuite tra Berlino e l’area di Manchester, contribuendo a un suono stratificato e instabile, continuamente in bilico tra controllo e anarchia. La produzione è curata da Scott Fair, con Daniel Fox dei Gilla Band alla coproduzione e al missaggio. E forse proprio Gilla Band potrebbero essere il riferimento più prossimo per inquadrare , i Mandy, Indiana, sebbene le infusioni di hip-hop che percorrono Urgh fanno pensare anche alla recente produzione di Kim Gordon.
Mandy, Indiana – Urgh
Penso soprattutto a Sicko!, che ospita una collaborazione con billy woods, una delle voci più rilevanti dell’hip-hop indipendente americano. Il suo intervento innesta un rap nervoso e frammentato in un contesto già saturo, rafforzando la dimensione di collisione tra generi e linguaggi. È uno dei momenti più riusciti del disco.
Anche il singolo Magazine occupa un posto centrale nel disco, sia sul piano emotivo sia su quello politico. Cantato in francese, è un brano scritto da Caulfield per affrontare e rielaborare una violenza sessuale subita anni prima, attraverso le distorsioni della voce.
Ist halt so assorbe l’urgenza dei movimenti di protesta contemporanei, facendo riferimento alla resistenza contro il genocidio a Gaza e, più in generale, a una condizione globale di violenza e frattura. Il disco alterna momenti di brutalità industriale a passaggi di inquietudine quasi cinematografica: dal techno abrasivo di Cursive ai loop di feedback destrutturati di Life Hex, fino alla frontalità conclusiva di I’ll Ask Her, che chiama in causa senza mediazioni le dinamiche tossiche della mascolinità.
Profondamente radicato nell’esperienza personale, ma anche nel discorso sociale contemporaneo, Urgh è un passo avanti notevole per i Mandy, Indiana, nella consapevolezza che per riflettere gli aspetti sordidi della nostra contemporaneità i percorsi sonori lineari non bastano più. È un disco che rivendica una dimensione fisica e concreta, che non cerca la piacevolezza, ma che nella brutalità trova, a tratti, qualche afflato lirico, qualche beat quasi-dance, che alla fine affascinano e costringono a reiterati ascolti.
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