Marianna D'Ama – Where Will You Go, Nina

Secondo Ep per Marianna D’Ama: Where Will You Go, Nina.

Un giorno qualcuno forse scriverà una Storia della musica al tempo della pandemia. Non solo perché quest’ultima, fra un lockdown e varie ripartenze a singhiozzo, ha avuto ripercussioni sulle stesse modalità di preparazione e incisione dei dischi, rendendo necessaria una sorta di DAD compositiva; ma anche e soprattutto perché ha fatto da catalizzatore e amplificatore di angosce esistenziali più o meno latenti. Dopo l’autoprodotto EP Lip del 2018 la songwriter e polistrumentista Marianna D’Ama se ne esce con questa nuova prova (Where Will You Go, Nina, per la Endless Groove Records, in uscita il 30 ottobre), un altro Ep composto da quattro brani, di cui uno quasi interamente strumentale.

I temi del disco

I testi – come in questi tempi accade sempre più spesso, e in particolare con le songwriter donne – parlano di solitudine e di un amore “malato” e, tutto sommato, con poche speranze, che tuttavia non si riesce a smettere di inseguire e di tentare di tenere acceso. Si ascolti soprattutto il brano introduttivo, March 1990. Ma il brano finale, Dolls, sembra voler amaramente suggerire che i tentativi sono destinati al fallimento: “Baby, I’m pretty sure I’m gonna fall”.

La musica e la strumentazione

Musicalmente il disco si avvicina molto a certe sonorità dell’ultimo lavoro di Nero Kane, e certo non è un caso che la promoter di Marianna sia quella Samantha Stella che di Kane è la più vicina collaboratrice. Qui però il “minimalismo” di quest’ultimo è molto meno accentuato e la strumentazione è assai più ricca. Oltre alla chitarra e all’organo Farfisa della D’Ama si ascolta un altro polistrumentista come Davide Grotta, che suona basso, batteria, chitarra, piano, organo e tromba; e in Underwater fa la sua apparizione anche il theremin. In questa complessa strumentazione la parte del leone la fa quasi costantemente la chitarra twang, creando atmosfere cupe che ricordano, come detto, quelle di Nero Kane. Accentuando però ancora di più certe sonorità da desert rock fino ad assumere – specialmente nell’ultimo brano – toni quasi morriconiani.

 

Importante inoltre il ruolo della batteria, specialmente nel già citato brano d’esordio, dove un minimale accompagnamento di piano solo viene presto affiancato da chitarra e tastiere elettroniche, ma soprattutto contrappuntato costantemente da un martellamento di tamburi molto “marziale” che a volte sembra uscito dalle scene di battaglia di Barry Lyndon e che sembra suggerire, insieme a uno dei versi finali, che è di una guerra che si sta parlando: “ I shade my eyes when I step out of this war”.

Where Will You Go, Nina lascia ben sperare per il futuro di Marianna D’Ama

Come spesso accade, all’apparire sulla scena musicale di un nuovo soggetto si cercano similitudini con il “già sentito” e per Marianna D’Ama sono già stati scomodati paragoni “importanti”, primo fra tutti quello con PJ Harvey: che certo non è azzardato, specialmente con la Polly Jean più “intimista” di White Chalk. A chi scrive viene in mente un accostamento – anche per le tematiche affrontate e per la raffinatezza di certi arrangiamenti – con un’altra grande “underrated” come Lisa Germano. Insomma, la ragazza promette bene; la attendiamo a prove “quantitativamente” più impegnative.

Marianna D'Ama – Where Will You Go, Nina
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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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