Maruja - Pain to PowerMusic For Nations

Un esordio per una band nel circuito da molti anni: Maruja – Pain to Power.

Maruja sono un quartetto di Manchester (Harry Wilkinson, Joe Carroll, Matt Buonaccorsi, Jacob Hayes) attivo da oltre un decennio, noto per concerti ad altissima intensità e per un suono che incrocia jazz, post-hardcore, art/noise rock e innesti rap: dopo gli EP Knocknarea (2023) e Connla’s Well (2024) e l’improvvisato Tír na nÓg (2025), esordiscono su lunga durata con Pain to Power (Music For Nations, etichetta nell’orbita Sony). Il nome pare essere ispirato semplicemente da un’insegna vista durante una vacanza in Spagna, a sottolineare una qualche noncuranza del quartetto e una scarsa attitudine career-oriented.

Pain to Power, però, mostra che i Maruja sono in grado di concepire un disco “vero”, con un percorso coerente che conduce l’ascoltatore attraverso atmosfere e ispirazioni molto varie, restituendo però un esordio potente e sorprendente.

Suono, scrittura, riferimenti

Il linguaggio dei Maruja mescola sax urlanti e percussioni tumultuose con chitarre rumoriste e passaggi parlati di vaga ispirazione rap. Shabaka Hutchings, nella sua versione sassofonista, non è passato invano sulla scena inglese. Una certa attitudine jazz è presente in questo Pain to Power con i suoi brani estesi (tre intorno ai 10 minuti) e complessi.

I riferimenti evocati dai Maruja sono però più ampi, dagli  Swans a Godspeed You! Black Emperor fino a Herbie Hancock e persino Rage Against the Machine. La band perdonerà questo profluvio di nomi, l’intenzione è dare qualche indicazione, perché alla fine Pain To Power suona come un disco solo loro, una boccata di novità in una scena spesso facilmente riconducibile a filoni precostituiti. Centrale è il sax (alto e baritono) non come colore, ma come voce melodico-ritmica che urla laddove la chitarra non arriverebbe, dando uno spessore emotivo alla loro musica.

I testi

Il nucleo testuale è politico-esistenziale: critica dei poteri economici e dell’1% che tiene i fili della nostra società, invito a incanalare la rabbia verso chi tira le leve, e al tempo stesso un messaggio coerente di pace, nel quale non mancano gli slogan: da “We may sound angry, but our message is one of peace” a “It’s our differences that make us beautiful”. Non mancano però di concretezza. Saoirse è il loro inno alla libertà della Palestina, come hanno dichiarato senza mezzi termini al NME: “Questa è una canzone per la pace, un traboccare di dolore e un rifiuto di restare insensibili a ciò che stiamo vedendo. Genocidio. Carestia provocata dall’uomo. Un tentativo di cancellare un popolo. Come l’ulivo, il popolo palestinese ha radici profonde e resilienti. Ha resistito a decenni di sfollamenti forzati, occupazione militare, insediamenti illegali e ora alla fame imposta”.

Le canzoni dei Maruja in Pain to Power

Look Down On Us è il brano centrale del disco. Dai vocals quasi rap dell’inizio si arriva rapidamente all’apice dell’intensità, per poi discendere verso una sezione centrale atmosferica, e infine un nuovo crescendo.

L’iniziale Bloodsport colpisce forte, la strumentale Zaytoun rinvia come il titolo (oliva in arabo) ad atmosfere orientali, la finale Reconcile è lirica e intricata allo stesso tempo. La prima parte del disco è più continua della seconda, ma Pain to Power è un esordio ambizioso, coeso e distintivo, che nel complesso mostra come per i Maruja gli anni e i live non siano passati invano: siamo dinanzi a un disco di grande maturità espressiva, che si fa seguire con interesse dall’inizio alla fine.

Maruja - Pain to Power
8,2 Voto Redattore
0 Voto Utenti (0 voti)
Cosa ne dice la gente... Dai il tuo voto all'album!
Sort by:

Be the first to leave a review.

User Avatar
Verificato
{{{ review.rating_title }}}
{{{review.rating_comment | nl2br}}}

Show more
{{ pageNumber+1 }}
Dai il tuo voto all'album!

print

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Di Marina Montesano

Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. La foto del profilo dice da dove sono partita e le origini non si dimenticano; oggi ascolto molto hip-hop e sono curiosa verso tutte le nuove tendenze. Condividere gli ascolti con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.