Viviamo in un mondo allo stesso tempo triste e magnifico: Mavis Staples – Sad and Beautiful World.
Ha iniziato a cantare quando il presidente era Harry Truman e la seconda guerra mondiale finita appena da qualche anno. Lei era una bambina, la più giovane delle figlie di Pops Staples, il leader degli Staple Singers, un gruppo che cambiò la percezione del gospel da parte del grande pubblico. Da allora, Mavis Staples, in oltre settant’anni di carriera non ha mai smesso di oltrepassare i confini di genere: soul, folk, pop, R&B, blues, rock, Americana.
Ha duettato con Mahalia Jackson (si può vedere, emozionatissima, nel bel film Summer of Soul), ma anche con i Gorillaz e gli Arcade Fire; i suoi dischi sono stati prodotti da Curtis Mayfield, Jerry Wexler, Prince, Ry Cooder, Ben Harper, Jeff Tweedy.
Nel 2016, ha ricevuto il Kennedy Center honors da Barack Obama e due anni dopo, mentre era in tour con Bob Dylan (una sua fiamma di gioventù!), in un’intervista non ha esitato a definire “quel lurido uomo alla Casa Bianca” il peggior presidente che abbia mai visto. Forse solo così, guardando al suo passato, si può comprendere il titolo del suo quattordicesimo album in studio.
Le canzoni scelte con Brad Cook
Viviamo in un mondo allo stesso tempo triste e magnifico. E anche se la voce, a ottantasei anni, non è più quella di un tempo, Staples non ha perso la fiducia e la speranza in un futuro diverso. Per convincerci si fa aiutare da Brad Cook dietro il mixer, per scegliere un pugno di canzoni (nemmeno quaranta minuti la durata totale di Sad and Beautiful World, come ai bei tempi del vinile) in cui raccontare oggi la sua visione del mondo.
Da Tom Waits e Kathleen Brennan a Frank Ocean, da Curtis Mayfield a Mark Linkous (Sparklehorse), da Gillian Howard Welch a Leonard Cohen, dieci brani che cantano di contadini che lasciano le loro terre verso il sogno urbano (Chicago con Buddy Guy alla chitarra e Derek Trucks alla slide), di bambini che muoiono per le macchine da guerra (Human Mind), di un mondo che avrebbe solo bisogno di pace (We Got To Have Peace). E ovviamente di amore (Everybody Needs Love). La sua è una visione realista: le guerre saranno combattute ancora, la santa colomba verrà catturata di nuovo … c’è una crepa, una crepa in ogni cosa, è così che entra la luce (Anthem). E da quella crepa che scaturisce la sonora risata di Staples, mentre le note dell’ultimo brano ancora echeggiano nell’aria: non resta che continuare a lottare, con il sorriso sulle labbra, sperando che il prossimo presidente sia quello buono.
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