Max Gazzè - L'Ornamento Delle Cose SecondarieSony/ Columbia

L’Ornamento Delle Cose Secondarie: Il ritorno di Max Gazzè tra minimalismo e archeologia pop

A cinque anni di distanza dal precedente capitolo discografico – il poliedrico e sperimentale La Matematica Dei Rami rilasciato nel 2021 insieme alla Magical Mystery Band – Max Gazzè torna finalmente sulle scene con un progetto che è al tempo stesso un balzo in avanti e un tuffo profondo nel proprio passato. L’Ornamento Delle Cose Secondarie non è solo il titolo di questo nuovo album, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti intellettuale e poetica: l’elogio dei dettagli trascurati, delle sfumature che deviano dalla frenesia del presente per ritrovare la purezza e la lentezza della narrazione.

L’analisi generale dell’album

Cinque anni di silenzio discografico sono molti, specie nell’odierno mercato musicale dominato da logiche di streaming “mordi e fuggi”, dove gli artisti sembrano costretti a pubblicare costantemente per non essere dimenticati. Eppure, Gazzè ha saputo sfruttare questo lungo periodo di transizione e isolamento creativo non per inseguire le mode passeggere o l’ennesimo trend radiofonico, ma per compiere un’operazione quasi archeologica e dal valore affettivo inestimabile.

Il cuore pulsante e l’ossatura dell’intero album sono infatti racchiusi in una straordinaria capsula del tempo: venti canzoni i cui testi sono stati scritti a quattro mani con il fratello, il poeta e paroliere Francesco Gazzè, nel lontano 1996. Quello era un anno cruciale per la carriera di Max, l’anno del suo folgorante album d’esordio Contro Un’Onda Del Mare. Ritrovare quei cassetti pieni di parole mai tradotte in musica ha spinto i due fratelli a completare un mosaico rimasto incompiuto per trent’anni.

Musicalmente, L’Ornamento Delle Cose Secondarie prende le distanze dalle iperproduzioni elettroniche e dalle compressioni sonore moderne per abbracciare un sound marcatamente acustico, orchestrale e a tratti vicinissimo al prog-folk di matrice europea. Il leggendario basso di Max, sempre pulsante, geometrico e melodico, non si limita a fare da sezione ritmica ma dialoga costantemente con arrangiamenti raffinatissimi di archi, legni e sintetizzatori vintage. C’è un senso di maturità riflessiva che pervade ogni nota, un’ironia che si fa più dolce, filosofica e meno cinica rispetto agli esordi.

L’aspetto più affascinante dell’operazione risiede nel cortocircuito temporale che si viene a creare: la freschezza, l’esistenzialismo e le inquietudini di due fratelli ventenni degli anni ’90 vengono oggi rilette, interpretate e vissute attraverso la voce profonda, graffiante e la piena consapevolezza di un uomo e artista maturo. Il risultato è un disco denso, stratificato, che non ha paura di risultare anacronistico perché punta direttamente all’atemporalità.

Analisi traccia per traccia

L’album si sviluppa come un romanzo in venti capitoli. Ecco il viaggio traccia per traccia:
1. Il Contadino Magro
L’album si apre con un ritmo folk e saltellante. Il brano racconta la dignità del lavoro della terra e la saggezza di chi possiede solo lo stretto necessario. Un elogio della sottrazione che setta il tono dell’intero disco.
2. L’Eremita
Un pezzo più intimo, guidato dal basso acustico. Narra l’isolamento volontario non come fuga dal mondo, ma come strumento per ritrovare se stessi. Il testo del ’96 risuona incredibilmente attuale.
3. Intermezzo Bianco
Un momento quasi interamente strumentale, intervallato da pochi versi sussurrati. Funge da “respiro” lirico all’interno del disco, dominato da un pianoforte malinconico e atmosfere sognanti.
4. Facce Da Vecchi
Con la classica ironia tagliente dei fratelli Gazzè, questa traccia fotografa la paura di invecchiare guardando il viso degli altri. Il contrasto tra il testo cinico e un arrangiamento pop-jazz orchestrale è brillantissimo.
5. Amo
La traccia più romantica, ma priva di melassa. È una dichiarazione d’amore universale, rivolta ai dettagli quotidiani, ai difetti e alle stranezze della persona amata. Un potenziale singolo radiofonico.
6. Da Piccolo
Un nostalgico viaggio a ritroso nell’infanzia. Gazzè canta con la tenerezza di chi guarda vecchie fotografie in bianco e nero, sorretto da un arrangiamento di archi che cresce d’intensità.
7. Sorriso Largo
Un episodio solare, guidato da una chitarra acustica dal sapore pop-rock anni ’90. Parla della forza terapeutica di un sorriso sincero, capace di smontare anche le giornate più buie.
8. Cherubini Scalzi
Un pezzo surreale e poetico, popolato da figure angeliche decadute che camminano sulla terra. Musicalmente strizza l’occhio al prog rock italiano, con tempi dispari e cambi di atmosfera.
9. La Legge Dell’Etica
Uno dei testi più densi e filosofici scritti nel 1996. Una riflessione sulla morale umana, sulle convenzioni sociali e su quanto sia difficile restare fedeli a se stessi senza scendere a compromessi.
10. Attriti
Un rock energico e spigoloso, dove il basso di Max è il protagonista assoluto. Racconta i micro-conflitti quotidiani nelle relazioni umane, quelle piccole frizioni che a lungo andare logorano i rapporti.
11. La Forma
Un brano minimalista incentrato sull’ossessione per l’apparenza a discapito della sostanza. Il contrasto tra l’anno di scrittura (’96) e l’odierna società dell’immagine lo rende profetico.
12. Il matrimonio Di Tua Figlia
Un racconto cinematografico, agrodolce e ironico, dal punto di vista di un padre che assiste al grande giorno della figlia. C’è gelosia, affetto e il senso del tempo che scorre inesorabile.
13. Ali
Una ballata eterea che decolla in un ritornello liberatorio. Le “ali” sono quelle dell’immaginazione e del sogno, necessarie per staccarsi dalle piccolezze della routine.
14. Io Giuda
Il pezzo più teatrale e cupo del disco. Gazzè indossa i panni del traditore per antonomasia, esplorando il senso di colpa, la predestinazione e la fragilità umana. L’arrangiamento è teso e drammatico.
15. Rumore
Da non confondere con l’omonimo successo della Carrà, questa è una riflessione sul frastuono della modernità. Paradossalmente, il brano gioca molto sui silenzi e sulle pause musicali.
16. Sul Filo
Un brano sospeso, metafora dell’equilibrio precario su cui viaggia la vita di ognuno. La sezione ritmica è ridotta all’osso, lasciando spazio alla voce che fluttua leggera.
17. Fatto Accaduto In Estate
Un racconto di cronaca estiva, quasi un “giallo” in musica. Ha il sapore dei vecchi pezzi narrativi di Gazzè (stile L’uomo Più Furbo), ricco di dettagli vividi e di un groove irresistibile.
18. Dio
Coraggioso e per nulla banale, non è un inno religioso, ma una ballata esistenziale che interroga l’assoluto, cercando risposte nel silenzio del cielo. Il finale orchestrale è maestoso.
19. Terra Madre
Un omaggio di stampo ecologista e ancestrale al nostro pianeta. Ritmi tribali si fondono con l’elettronica vintage, creando un’atmosfera ipnotica che celebra il legame indissolubile con la natura.
20. L’Oscurità
L’album si chiude in chiave intima e notturna. Invece di far paura, “l’oscurità” viene descritta come un manto protettivo, il luogo in cui finalmente le cose secondarie trovano il loro ornamento e la mente può riposare.

In conclusione

L’Ornamento Delle Cose Secondarie è un album monumentale. Richiede tempo per essere assimilato, ma ripaga l’ascoltatore con una profondità lirica e musicale rara nel panorama odierno. Max Gazzè ha dimostrato che, a volte, per fare un passo avanti nel futuro, è necessario fermarsi, guardarsi indietro e recuperare la bellezza che avevamo lasciato in sospeso.

Max Gazzè - L'Ornamento Delle Cose Secondarie
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Sono Luca Valerio, normalmente mi occupo di poesie e teatro, ma anche di musica. Tant'è che ho fatto una chiavetta con 5000 brani in Italiano, fra cui molti di Guccini, De Andrè, Fossati. E Nada. Ma anche i Collage, gli Homo Sapiens, i Daniel Santacruz Ensemble. E Cochi e Renato. Sta per uscire un mio romanzo, lungo seicento pagine.  Avrete il coraggio di leggerlo?

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Di Luca Valerio

Sono Luca Valerio, normalmente mi occupo di poesie e teatro, ma anche di musica. Tant'è che ho fatto una chiavetta con 5000 brani in Italiano, fra cui molti di Guccini, De Andrè, Fossati. E Nada. Ma anche i Collage, gli Homo Sapiens, i Daniel Santacruz Ensemble. E Cochi e Renato. Sta per uscire un mio romanzo, lungo seicento pagine.  Avrete il coraggio di leggerlo?

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