Sunlight In The Shadows: che fatica fare il solista per Miles Kane.
Sunlight In The Shadows è il sesto album di Miles Kane,uscito il 17 ottobre via Easy Eye Sound. Scritto e registrato con la collaborazione di Dan Auerbach dei Black Keys, il nuovo disco non fa altro che confermare quanto già detto sul percorso artistico di un personaggio che funziona meglio come spalla che non da protagonista. Kane, giunto alle soglie dei quaranta, ha apparentemente perso la freschezza e la creatività del periodo dei Last Shadow Puppets quando, insieme ad Alex Turner, è riuscito a confezionare due dischi degni di essere ricordati. E notevoli sono state anche le collaborazioni con Arctic Monkeys e Lana Del Rey. Altra cosa la carriera da solista.
Sunlight In The Shadows
Lo avevamo lasciato due anni fa con One Man Band, forse il suo disco migliore in cui si percepiva una personalità abbastanza solida e un talento compositivo autonomo. Con Sunlight In The Shadows si torna ai clichè in cui l’artista inglese è più a suo agio. Sonorità che celebrano il rock psichedelico, il soul, il glam anni ’70 e il pop d’oltremanica lasciando poco spazio a un’autentica riconoscibilità. Siamo dunque di fronte all’ennesimo capitolo di transizione dove magari non ci si annoia, ma alla fine si va tranquillamente oltre dopo essere passati fra momenti più piacevoli e altri decisamente trascurabili.
Le nuove canzoni tra nostalgie e inciampi
Eppure Sunlight In The Shadows parte decisamente bene. Love Is Cruel è un brano ‘jamesbondiano’ che ricorda la parte migliore di Kane ovvero i momenti d’oro dei Last Shadow Puppets. Si procede con Electric Flower e la title track, altri due pezzi gradevoli e raffinati tra atmosfere vintage e pop colto. Stessa cosa accade a fine lavoro con I Pray e Walk On The Ocean. Il problema è quando il disco si perde, ovvero nella parte centrale, con un pugno di canzoni che non sfigurerebbero in un disco dei Måneskin , o in una brutta parentesi dei Rolling Stones, Coming Down The Road e Blue Skies sfiorano l’effetto cringe-adjacent. Poteva fare meglio? Non ci resta che sperare, il talento una volta c’era!
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